giovedì 27 aprile 2017

Buon agnello a tutti. Alla Boldrini e Berlusconi e ai pastori italiani, i veri eroi dei nostri giorni

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Berlusconi allatta a poche ore dal closing

Berlusconi ne ha salvati addirittura cinque “dalla strage per il pranzo di Pasqua” come ci informa la paladina degli ovini Brambilla, mostrandoci un tenero Silvio intento a dare una poppata di biberon ad un entusiasmato agnellino in attesa del closing con Yonghong Li per disfarsi del suo grande Milan. La pastorizia in effetti è un’attività impegnativa, non si concilia con i ritmi e lo stress del calcio di oggi.

E poi c’è lei, la Pulzella d’Orleàns degli ultimi e degli indifesi, la terza carica dello stato Laura Boldrini. Stavolta non si è trattato di una fake news – che giustamente la stessa Boldrini combatte – ma un post reale, come minimo fuori luogo e pericoloso per il ruolo che riveste. Per quale motivo sposare la causa delle lobby animaliste in modo così spudorato?

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Il presidente Boldrini con gli agnellini e l’Enpa

Per il presidente della Camera la visita di Gaia e Gioia “le agnelline di due mesi che oggi sono venute a Montecitorio insieme all’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali” come ha tenuto a precisare sulla sua pagina facebook. “Ho deciso di adottarle a distanza, un gesto utile a salvare la vita a questi animali”. Scene da libro Cuore.

Allevatori eroici E chi se ne frega se in Italia migliaia e migliaia di allevatori, di pastori, che immaginiamo abbiano anche famiglia e qualche dipendente, non se la passano così bene (leggi). I prezzi sono in calo (2,5 euro al kg peso morto, a fronte di un prezzo che sarebbe remunerativo dai 5 €/kg) e i redditi degli allevatori, veri e propri eroi dei nostri giorni, anche. Gente che si fa il mazzo dalla mattina quando è ancora buio, alla sera, quando è di nuovo buio. Perché l’allevamento e la pastorizia sono attività molto impegnative. Ma grazie a loro i territori cosiddetti periferici del nostro territorio, non sono stati ancora abbandonati, pensiamo alle aree interne della Sardegna, alla Maremma, alle montagne di Abruzzo o alle colline della Basilicata. E poi ai prodotti eccezionali che si producono con il latte degli ovini nazionali, pecorini che oltre a rappresentare un fiore all’occhiello per il made in Italy rappresentano un valore economico non indifferente, dando occupazione e valore aggiunto.

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Sconti sull’agnello al Pick Up

Apriti cielo poi, se la grande distribuzione (la Coop ad esempio, ma anche altri marchi) si permette di applicare sconti nelle settimane precedenti la Pasqua sulla carne di agnello, così per incentivare i consumi. Dal fronte degli attivisti animalisti parte subito la campagna per far interrompere questi sconti “assassini”, e una domanda scontata “ma perché non fare sconti sulle Colombe di Pasqua (ovviamente il prodotto dolciario non certo i volatili) invece che sugli agnelli? E poi ci sono quelli che passano alle maniere forti, il passo è breve, boicottando fisicamente il lavoro quotidiano di lavoratori che magari trasportano animali vivi da un allevamento ad un altro. O anche coloro che fanno blitz in ristoranti dove si consuma carne, non solo di agnello in questo caso. Perché chi mangia carne, tanto più carne di tenero agnellino è un “sanguinario assassino” sia chiaro, al pari di chi uccide una persona; mentre chi commercia la carne è un complice. Insomma si va sul penale. La libertà quella vera, e la democrazia, ci farebbero supporre che ognuno nei limiti delle leggi in vigore, può fare ciò che vuole. Mangi solo insalata o solo pizza? Liberissimo di farlo. Ma quando un’idea diventa integralismo, sia che si parli di religioni sia che si tratti di semplice alimentazione, non è più così. E pensare che fino a qualche anno fa, nelle tavole italiane, dal dopoguerra, un morso di pollo la domenica era una conquista, le famiglie italiane non avevano il lusso di poter scegliere che cosa mangiare tutti i giorni, e così i legumi la facevano da padrone, gli avanzi davano vita a piatti che oggi sono entrati a far parte della tradizione della cucina rurale. Una costola d’agnello insomma, era una vera e propria conquista. Nel 2017 il benessere diffuso non è quello di cinquanta anni fa, per fortuna. E così ci possiamo permettere di scegliere cosa mangiare, facendo scelte estreme e senza mezze misure, scelte integraliste: solo bio, solo vegan, solo frutta, solo filiera corta, solo grano di kamut, solo qualche cos’altro. In genere cibi comunque costosi, riservati ad un’élite che può permettersi un certo tipo di selezione snob. Un trend in crescita, visto anche che, come fa sapere la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), un ristorante su quattro per questa Pasqua non servirà agnelli.

IMG_8432Non c’è Pasqua senza agnello Insomma l’avrete capito, siamo a Pasqua, la principale solennità del cristianesimo. E tanti auguri a tutti. Ma il principale argomento, nelle settimane precedenti è stato agnello sì o agnello no, un po’ come a Natale ci si divide fra panettone o pandoro. O quasi. C’è anche chi con molta chiarezza ha detto cosa avrebbe mangiato per il pranzo pasquale. “Non c’è Pasqua senza agnello!” ha scritto Luca Sani, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Un politico che svolge con grande passione e con grande competenza il ruolo che ricopre. E possiamo dirlo senza fare riferimenti politici di alcun tipo, basti vedere il lavoro fatto in questi anni, fra cui il recente Testo unico del vino diventato legge in tempi record. Sul tema allevamenti e tutela del comparto Sani si è assunto senza batter ciglio le proprie responsabilità: non ultima la questione legge sui lupi, dove Sani ha dovuto subire una serie infinita di ingiurie, insulti e perfino minacce ben oltre il limite della querela, da parte dei leoni da tastiera. Solo per aver detto la sua e per essersi impegnato in prima persona con serietà.

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Enrico Rabazzi, Cia Toscana

Ma siamo proprio sicuri che boicottando il mercato degli agnelli, questi si salverebbero dal pranzo di Pasqua? Secondo Enrico Rabazzi, della Cia Toscana (guarda video) «Con lo stop al consumo della carne di agnello non facciamo il bene degli agnelli perché molti rischiano di essere soppresse al momento in cui nascono, proprio perché non c’è attività economica. Ricordiamo infatti che se vogliamo il latte la pecora deve partorire. Il messaggio che dobbiamo dare deve essere quello di consumare agnelli, consumarne di più anche per l’alto valore nutrizionale di questa carne. Non accettiamo queste campagne strumentali e improvvisate».

Buona Pasqua a tutti con agnello o senza, ognuno mangi quello che preferisce



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