martedì 17 luglio 2018

Emergenza Xylella. Il Nobel Valentini: «La fitopatia più devastante a memoria d’uomo. Ricerca è fondamentale»

«Io, scioccato da quello che sta provocando la Xylella nel Salento. Chiunque si occupi di ricerca dovrebbe venire qui e vedere con i propri occhi ciò che sta accadendo». Sono le parole del premio Nobel Riccardo Valentini, intervenuto a Lecce per il summit sulla ricerca per la lotta al patogeno che sta distruggendo gli ulivi della Puglia meridionale, promosso da Coldiretti Lecce. Valentini ha ribadito la necessità di un’attenzione collettiva internazionale per affrontare quello che il fisico, dirigente del Centro Euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici, definisce come «la fitopatia più spaventosa e devastante mai vista a livello internazionale a memoria d’uomo».

Valentini al convegno di Lecce
Valentini al convegno di Lecce

Valentini, insignito nel 2007 del Premio Nobel per la Pace assieme ad Al Gore e altri scienziati per le ricerche relative ai cambiamenti climatici, per la prima volta dunque fra gli ulivi salentini devastati dalla Xylella: «E’ stata una visita scioccante – ha sottolineato il luminare – credo non ci sia la percezione nel mondo e nel resto del Paese di un problema che, però va ricordato, ha delle implicazioni non solo per la Puglia, ma per tutto il Mediterraneo». E infatti, oltre ad avanzare anche verso il nord della Puglia, il patogeno, come è stato sottolineato anche da Donato Boscia del Cnr Ipsp di Bari è stato individuato già in Francia, in Corsica, in Germania, nelle isole Baleari e, non più tardi di due settimane fa, anche nella zona continentale della Spagna.

Per queste ragioni,  ma anche perché «gli ulivi  sono patrimonio dell’umanità», Valentini ha ribadito la necessità che il mondo internazionale della Ricerca venga in Puglia a dare il proprio contributo alla individuazione di una soluzione che tarda ad arrivare, rispondendo così alla chiamata della Regione Puglia, come è stato anticipato dal presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno, che sarebbe  intenzionata a convocare una “Conferenza mondiale sul paesaggio e la fitopatia”  che riunisca la “Grande Scienza”  nel Salento, oramai a tutti gli effetti, come ha sottolineato lo stesso Piccinno, un  “laboratorio a cielo aperto”. «Non vogliamo creare facili illusioni per gli agricoltori – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Lecce –  ma non possiamo lasciare nulla di intentato per salvaguardare il patrimonio olivicolo. Vogliamo dunque tracciare traiettorie di futuro e di speranza per il nostro territorio».

Un laboratorio, come ha ribadito lo stesso premio Nobel, che può dare delle informazioni utili al mondo, studiando tulle le implicazioni legate ad una fitopatia che al momento appare invincibile, anche se prime indicazioni positive cominciano a provenire dai progetti di Ricerca avviati in questi ultimi anni.

 

Il tavolo dei relatori
Il tavolo dei relatori

Una delle implicazioni, la relazione ipotetica fra cambiamenti climatici e malattia: «Perché queste piante – ha spiegato Valentini –  soffrono già per stress dovuto al clima e quindi i patogeni trovano un terreno fertile su cui attaccarsi. La patologia ha sicuramente relazioni importanti con quello che sta succedendo a livello globale, perché il cambiamento  climatico è un problema globale dovuto alle sempre più alte concentrazioni di anidride carbonica  che ormai è diventato elemento di preoccupazione dei governi del globo, ma nello stesso  tempo  misura impatti territoriali e locali». Questi impatti degli eventi climatici sono registrati dal Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici, fondazione scientifica di eccellenza che raggruppa diverse Università e centri di Ricerca, con quartier generale proprio a Lecce, da un super computer dedicato alle simulazioni.

Per chi ancora avesse dei dubbi: «Il cambiamento climatico esiste e sta entrando nelle nostre case e ha implicazioni importanti nei nostri ecosistemi. In molte zone del pianeta – ha proseguito Valentini nella sua relazione scientifica –  si registra una mortalità di alberi spesso di difficile spiegazione, ma spesso legata al fattore climatico, che diviene scatenante. Le piante, sottoposte a stress diventano più deboli e dunque maggiormente soggette ai patogeni. È un meccanismo correlato: spesso un pianta può essere resistente o tollerante all’invasione, ma qualora le sue difese si indeboliscano, perché sotto stress, in questo caso dovuto a fattori climatici, diventa suscettibile e quindi si ammala».

olivo_marcato_xylella.jpgCondizioni idriche I dati analizzati dal Centro ipotizzano anche per la Puglia uno scenario non felice, se non si dovesse mettere mano seriamente al contenimento delle emissioni da combustibile fossile: tutta la parte del Salento risentirà di un riscaldamento globale nel futuro, con diverse gravi intensità. «Interessante – ha sottolineato Valentini – vedere gli indicatori che riguardando le condizioni idriche legate alla diffusione della Xylella: si vede abbastanza bene come il deficit di acqua nel terreno aumenta nelle zone sud meridionali, dove ci sono gli scenari più gravi». Per un albero di olivo possono essere necessari anche 400 litri di acqua al giorno per svolgere le sue funzioni vitali, figuriamoci allora che effetti negativi si possono avere in una situazione di deficit idrico. Peraltro il batterio in questione agisce proprio inserendosi nel sistema vascolare della pianta interrompendo la conduzione d’acqua nei vasi linfatici della pianta, provocando il conseguente disseccamento della chioma. Ed è proprio su questi aspetti che si concentrano gli studi del professor Valentini, per capire meglio il rapporto fra clima e diffusione patogena, con una prima applicazione pratica attraverso degli strumenti di monitoraggio, che siano il più possibile a basso costo e che forniscano in anticipo – vitale – degli indicatori sulle condizioni di stress della pianta.

Innovazione «Per questo motivo – ha spiegato Valentini – abbiamo sviluppato un sistema, già utilizzato su altre piante in Olanda e in Russia e che pensiamo possa essere utile per monitorare la xyella. Nelle prossime settimane installeremo questi apparecchi su alcuni alberi qui in Puglia, basati su tecnologie a bassissimo costo che misurano, attraverso delle minuscole sonde, quanta acqua viene trasportata dalla pianta, registrando dunque quel flusso idrico così importante che determina le condizioni di salute di un ulivo, e nello stesso tempo misurano, grazie a dei led, i cambiamenti di colore delle foglie. La velocità del trasporto idrico, infatti cambia durante il giorno e la notte e nelle diverse stagioni: analizzando questi andamenti continui, giorno dopo giorno, riusciamo a capire se la pianta ha problemi nel flusso idrico e quindi se può essere stata attaccata da un patogeno. Anche gli indici spettrali, la colorazione delle foglie, cambiano nelle diverse stagioni e sono ulteriori indicatore di stress».

«I dati, poi – ha concluso Valentini – automaticamente saranno tramessi in wi-fi su internet, permettendo il monitoraggio delle singole piante. A breve, inoltre, delle apposite app renderanno questi dati fruibili dai cittadini, che potrebbero monitorare la salute dei propri alberi».

Partecipazione al convegno di Lecce
Partecipazione al convegno di Lecce

Gli interventi Presente in apertura anche Loredana Capone, assessore regionale alle Attività produttive, che ha sottolineato l’importanza di un piano di rigenerazione del paesaggio rurale simile al piano di rigenerazione urbana «perché gli ulivi sono paesaggio culturale». Poi la carrellata di interventi, moderati dal direttore di Coldiretti Lecce, Giuseppe Brillante. Antonio Pepe, direttore del Distretto agroalimentare regionale, ha illustrato il progetto Tapass, cluster regionale per l’emergenza xylella, «un progetto – ha detto – che ha messo in sinergia in modo virtuoso studiosi e istituzioni». Giuseppe Ciccarella, dell’università del Salento, ha parlato dell’impiego delle Nanotecnologie nelle strategie di contenimento di xylella (progetti Tapass, Demetra e Nanotool). «Gli ulivi sono le nostre fabbriche perché producono ricchezza. Al contempo sono fonte di attrazione turistica», la sua premessa. Ha poi dettagliato alcune linee di studio del suo gruppo, tra cui la messa a punto di nano vettori di carbonato di calcio che rilascino sostanze biocide all’interno della pianta. Donato Boscia (Cnr Ipsp di Bari) ha fatto il punto dei risultati delle ricerche portate avanti a partire dal 2013 dal Cnr barese, dal germoplasma resistente (Leccino e Favolosa) ai metodi di contenimento e controllo della malattia. Ha poi parlato dei due progetti quadriennali europei, Ponte e Xf Actors, con partner da tutto il mondo, che si occupano di xylella.

Federico Lanotte (Cnr Bari) ha illustrato il progetto “Quick tollerance test”, ovvero lo studio delle resistenze di alcune cultivar di olivo al batterio effettuando sovrainnesti con la tecnica definita “a pezza” (che garantisce la possibilità di attecchimento del 90%). «Aver trovato due cultivar resistenti, Leccino e Favolosa, su 15 analizzate è una percentuale molto alta e ci fa ben sperare considerando l’immensa varietà di germoplasma olivicolo nel Mediterraneo», ha detto Lanotte. Giovanni Mita (Ispa Cnr Lecce) ha acceso i riflettori sullo studio relativo all’impiego di acque di vegetazione, ricche di polifenoli, per valutare eventuali benefici nelle piante per contrastare il batterio. Dai primi dati risulta un effetto inibente delle acque di vegetazione, almeno in vitro. «Stiamo ora monitorando la situazione in campo in due oliveti, a Surbo e ad Ugento – ha spiegato Mita -, e stiamo valutando l’impiego di varie tipologie di polifenoli per valutare le diverse risposte». Ha poi parlato di un’opportunità per il futuro, ovvero del progetto di nuovi decanter (centrifughe) per la creazione di patè di olive e di tecniche per migliorare le caratteristiche del prodotto.

xylella_3.jpgGiovanna Mangialardi del team del professore Angelo Corallo (Università del Salento) ha concluso gli interventi scientifici parlando di strategie di valorizzazione territoriale e recupero di ecosistemi frammentati e danneggiati. «Le aree di agricoltura ad alto valore naturale sono il 30% della superficie regionale pugliese  e tra di essi vi sono gli oliveti secolari. Il Salento vede in questo momento fortemente compromesso il valore paesaggistico. Per questo – ha detto l’ingegnere urbanistico – assieme ad altri studiosi stiamo elaborando un piano dettagliato con delle proposte e delle soluzioni per il recupero della biodiversità del territorio, attraverso ad esempio alla creazione di parchi agricoli, ovvero parti del territorio che vengono assimilate per caratteristiche e perimetrate e riqualificate».

«Grazie all’apporto di tutti questi progetti di ricerca – ha concluso il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – iniziamo a vedere un futuro meno buio grazie anche all’impegno di studiosi pugliesi che godono di grande credito internazionale. Ora l’impegno di tutti è quello di dare una boccata d’ossigeno alle nostre aziende. Otterremo a breve la deroga del divieto di impianto degli ulivi nell’area infetta e da lì possiamo ripartire».



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