martedì 24 aprile 2018

Assosementi. Favorire innovazione vegetale con quadro normativo fondato su scienza

Consentire all’agricoltura italiana di accedere alle nuove frontiere dell’innovazione vegetale, per garantire prodotti più sani ai consumatori e maggiore competitività alle imprese agricole. È questo l’appello che Assosementi, l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, rivolge all’Unione Europea, chiamata nei prossimi mesi a esprimersi sul quadro normativo che regolerà le New Breeding Techniques.

maiscrop-1Nelle scorse settimane l’U.S. Department of Agriculture (USDA) ha informato che non regolamenterà le nuove tecniche di innovazione vegetale che portano ad un risultato conseguibile anche – ma in tempi più lunghi – attraverso tecniche tradizionali di miglioramento genetico. Questi nuovi metodi offrono secondo l’USDA la possibilità di introdurre molto più velocemente e con precisione il carattere desiderato, accelerando il processo di rilascio di nuove varietà, che promettono maggiore protezione da siccità e patogeni, un incremento del valore nutrizionale e l’eliminazione degli allergeni.

“Il settore sementiero italiano si augura che l’Unione Europea possa prendere una decisione analoga quando sarà chiamata a esprimere la sua posizione in merito alla classificazione di tali metodi, per non correre il rischio di perdere in competitività sui mercati internazionali ma anche su quello comunitario. L’auspicio è che queste tecnologie, fondamentali per la crescita della nostra agricoltura, non vengano inseriti nella stessa normativa che regolamenta gli OGM, poiché sarebbe una scelta ingiustificata dal punto di vista scientifico e che potrebbe disincentivare le imprese a investire nella ricerca” ha dichiarato Giuseppe Carli, Presidente di Assosementi.

“Chiediamo che la decisione dell’Unione Europea lasci da parte paure dettate da pregiudizi ed emotività e si basi invece su evidenze scientifiche che promuovono la ricerca e l’innovazione, punto di partenza per le produzioni all’insegna della qualità, sostenibilità e sicurezza alimentare.” ha concluso Carli.

 



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