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Toscana, olive a rischio nelle zone maggiormente colpite dalla neve
News in frantOLIO del [22/02/2012]
Giampiero Cresti, direttore Ota

La neve e il gelo che hanno investito la Toscana ad inizio febbraio hanno messo in grande apprensione tutto il comparto agricolo regionale, soprattutto i produttori olivicoli. Lo spauracchio da scongiurare è, infatti, l'annata 1985 quando condizioni meteo molto simili a quelle dei giorni scorsi, rasero al suolo, o quasi, gran parte dell'olivicoltura regionale. «Probabilmente se danni ci sono stati, potrebbero essersi verificati nel basso senese e nell’aretino, dove si sono registrate le maggiori quantità di precipitazioni nevose – sostiene Giampiero Cresti, direttore di Ota (Olivicoltori Toscani Associati) -. Anche se è ancora presto per fare una stima esatta dei danni dovuti più che dalla neve, dal freddo. Al momento possiamo solo formulare alcune ipotesi».

L’aiuto della Tramontana - Ipotesi che, secondo Cresti, andranno valutate e verificate territorio per territorio. Impossibile infatti generalizzare dati i tanti ‘microclimi’ che a macchia di leopardo troviamo in Toscana. Una situazione che può variare da zona a zona anche all’interno della stessa provincia. «Non ci dovrebbero essere particolari problematicità – continua il direttore di Ota -. I venti di tramontana che hanno spirato prima dell’arrivo della neve hanno asciugato le piante: una condizione che permette agli olivi di resistere meglio fino a temperature di -7°, -8°C. Dove però la colonnina di mercurio si è abbassata ulteriormente, si corre certamente qualche rischio in più».

Problemi per i rami giovani - È da qui che nasce quel minimo di apprensione per la parte meridionale della provincia di Siena e per l’aretino. «Dalla costa tirrenica e dal fiorentino non abbiamo ricevuto segnali preoccupanti – conclude Giampiero Cresti -. I problemi per le zone più colpite dal gelo potrebbero riguardare la seccatura dei rami più giovani degli olivi. Un ramo più vecchio risulta sempre essere più lignificato e resiste meglio alle basse temperature. Dall’altro canto, i rametti più erbacei patiscono maggiormente il freddo. E se questo è stato talmente intenso da impedire la nascita dei fiori, si potrebbe arrivare ad una minore produttività e resa degli olivi».

Andrea Frullanti

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