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Nuovo estrattore centrifugo Pieralisi, l’olio sposa la tecnologia made in Italy
News in frantOLIO del [23/03/2012]

«Stiamo tutti vivendo un momento difficili per le influenze della crisi economica in atto ma il gruppo Pieralisi non sta a guardare». Così, Andrea Pieralisi, amministratore delegato del Gruppo Pieralisi  presentazione del nuovo estrattore centrifugo Dmf 2012 a Cerbaia, in provincia di Firenze. «Siamo un’azienda italiana che investe quotidianamente in ricerca e sviluppo. La macchina che presentiamo ne è il risultato. La nostra nuova filosofia prevede la trasformazione di un sottoprodotto di estrazione in prodotto»

Necessario uno sforzo congiunto - «In un momento difficile per l’olivicoltura dobbiamo confrontarci e produrre uno sforzo congiunto  per migliorare ogni aspetto della produzione» sono state le parole di Giampiero Cresti, presidente dell’Ota (Olivicoltori Toscani Associati) Cresti, che ha sottolineato l’importanza del nuovo estrattore centrifugo. Un'evoluzione tecnologica nel campo della produzione dell'olio extravergine di oliva che si contraddistingue per l’elevata qualità dell’olio estratto, senza aggiunta di acqua, e per le ottime rese unite ai ridotti consumi idrici ed energetici.


Il nuovo estrattore centrifugo del Gruppo Pieralisi – Il macchinario rappresenta l’evoluzione del sistema a due fasi, riunendo in un’unica macchina i pregi della lavorazione senza aggiunta di acqua con la semplicità gestionale del sistema a tre fasi. La tecnologia Dmf è infatti l’unica in grado di coniugare il sistema di estrazione a due fasi senza aggiunta di acqua con la lavorazione partitaria, grazie al dispositivo di svuotamento del tamburo che permette di scaricare tutto l’olio presente ad ogni cambio di partita di olive. In aggiunta, il decanter Dmf è l’unico estrattore che produce due prodotti secondari riutilizzabili: una sansa disidratata simile a quella proveniente dall’impianto a tre fasi e un paté costituito dalla polpa e dall’umidità dell’oliva senza tracce di nocciolino, che si adatta a diversi impieghi, quali l’utilizzazione agronomica o l’alimentazione zootecnica. Il paté pertanto non rappresenta più uno scarto da smaltire, bensì un valore aggiunto per il frantoio.

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