L’Oltrepò Pavese conquista Roma. La carica dei 7 vini a denominazione e un paniere da 100 prodotti

ROMA – Con i suoi 440 chilometri di colline e circa 13.000 ettari a Denominazione (sono ben 7 le Denominazioni presenti), l’Oltrepò Pavese rappresenta un patrimonio per l’enologia nazionale e internazionale.

Un territorio che rappresenta il 60 per cento della produzione del vino in Lombardia – terza area produttiva mondiale di Pinot nero. Le aziende associate sono 160 (variano continuamente). La filiera completa interessa 1301 aziende. I numeri di ettolitri – produzione totale di vino nel 2020 e quintali di uva: DOCG q 21.515 pari a HL 12.894, DOC q 509.593 pari a HL 347.527, IGT q 607.412 pari a HL 426.765. Barbera, Croatina, Pinot Nero, Riesling potrebbero essere definiti i magnifici 4 dell’Oltrepò Pavese.

Dopo le edizioni 2021 di Milano Wine Week, Verona Vinitaly Special Edition e Merano Wine Festival, la promozione e l’incontro di territorio per il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese si è spostata a Roma, al Parco dei Principi Grand Hotel dove abbiamo incontrato, in occasione di Food & Wine, rassegna enogastronomica eccellenze dell’Oltrepò Pavese, 30 aziende del vino in degustazione coordinate dal Consorzio di tutela.

Chi abbia importato la vite nell’Oltrepò è incerto: alcuni pensano che dall’Armenia, dalla Georgia e dalla Mesopotamia irrequiete popolazioni ariane, per via di mare e di fiume, abbiano qui trovato insediamento stabile.

Oltrepò Pavese, Centinaio: Bene ok taglio rese, primo passo per rilancio

La più chiara testimonianza sulla presenza della vite in Oltrepò risale (fonte Bollettino del Comizio Agrario Vogherese) al 1876, quando si attesta il ritrovamento di una caràsa fossile, vale a dire di un tronco di vite fossilizzato, lungo 25 cm per 6 di diametro, ritrovato nei pressi di Casteggio (Clastidium). A Casteggio c’è una delle Doc (il Casteggio Doc) dell’Oltrepò Pavese. La prima citazione sulla viticoltura in Oltrepò passa invece dalle parole di Strabone, vissuto tra il 60 a.C. e il 20 d.C. Strabone, nel 40 a.C., documentando un suo passaggio nell’Oltrepò scrive di «un vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi». Il comparto vinicolo è promosso e tutelato dal Consorzio fondato nel 1961 come consorzio volontario e divenuto istituzionalmente Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese dal 1977: il suo scopo essenziale è la promozione, tutela e vigilanza, delle Denominazioni di Origine prodotte dell’Oltrepò.

All’incrocio di 4 regioni, l’Oltrepò del vino, che curiosamente è disegnato sulla cartina geografica a forma di grappolo, vanta una biodiversità invidiabile. Quattro valli e quattro regioni: l’Oltrepò vanta quattro valli orientate secondo la direttrice Sud – Nord: Valle Staffora, Valle Coppa, Valle Scuropasso e Valle Versa. Esse collegano il clima mediterraneo marino della Liguria a quello più continentale della Pianura Padana.

IL BELLO E BUONO DELL’OLTREPÒ PAVESE

Terra di identità enogastronomiche, terra di materie prime da sempre fonte di ricchezza per il tessuto contadino grano, frutta, carne con tipicita’ e prodotti autoctoni di qualita’ eccellente un paniere di piu’ di 100 prodotti distintivi, alcuni fiori all’occhiello come la d.o.p. del salame di Varzi che registra sempre il segno + con 500.000 pezzi all’anno. Il peperone di voghera, la zucca berrettina, le patate di montagna, i formaggi della Valle Staffora, il miele, lo zafferano, il tartufo nero, la ciliegia di Bagnaria e la Pomella Genovese e poi il vino.  Altri prodotti tipici la torta di mandorle, il pane con gli antichi grani della valle Ardivestra e il pane di Stradella (il miccone presidio) e di Voghera. Qui pane salame e vino – abbinamento tipico – sono semplici must di qualità eccellente.

Il primo vino dell’Oltrepò Pavese a sbarcare in America. La storia della Tenuta Frecciarossa nelle parole di Valeria Radici Odero.

Delle peculiarità delle vigne storiche del Buttafuoco abbiamo infine parlato con Armando Colombi, direttore Club del Buttafuoco Storico.

 

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