BELLUNO – In provincia di Belluno, e in particolare nelle aree più strutturate della Valbelluna, si consolida il ricorso all’affitto come strumento per garantire la disponibilità del capitale fondiario.
Uno scenario che diventa più critico per quanto riguarda le superfici a pascolo, dove si registra un calo di interesse anche a causa della diminuzione dei fondi Pac. Per quanto riguarda le compravendite, invece, il mercato si è mantenuto complessivamente stabile.
A dirlo è l’Indagine sul mercato fondiario in Italia, appena pubblicata dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura), relativamente all’andamento del 2024 dei valori fondiari relativi alle compravendite e agli affitti, al quale ha contribuito Confagricoltura.
Un report da cui emerge che prosegue la transizione strutturale del comparto zootecnico, segnata dalla progressiva uscita dal mercato delle aziende più piccole e meno competitive. A beneficiare di questo processo sono soprattutto le aziende medio-grandi, che mirano a consolidare e ampliare le superfici gestite anche tramite contratti di affitto, sempre più formalizzati e di durata pluriennale.
Per quanto riguarda i canoni di affitto, nel 2024 non si sono osservate variazioni significative rispetto agli anni precedenti. Un terreno seminativo in Valbelluna costa circa 300 euro a ettaro anche se, in particolari condizioni orografiche e di difficile accessibilità, si può scendere a canoni pari a 100 euro a ettaro. Per i prati in montagna i valori dei canoni sono rimasti stabili, con valori medi oscillanti tra 50 e 100 euro a ettaro. Cala, però, la convenienza economica dell’alpeggio, specialmente per le aziende agricole di pianura. Mentre un tempo le malghe venivano affittate grazie anche agli incentivi comunitari, oggi tale motivazione si è fortemente affievolita.
Sul fronte delle compravendite, la domanda è risultata particolarmente sostenuta da parte delle aziende zootecniche più strutturate che, grazie all’incremento del prezzo del latte negli anni scorsi, hanno avviato operazioni di consolidamento fondiario.
Al contrario, le aziende di minori dimensioni, anche a causa della mancanza di ricambio generazionale, faticano a reggere la competizione e il comparto appare interessato da una profonda ristrutturazione.
Per quanto riguarda il settore vitivinicolo, le compravendite sono risultate meno numerose rispetto all’anno precedente, complice una frenata della domanda di vigneti che, negli anni passati, era risultata in aumento anche grazie a investitori di altre province.
In merito al turismo rurale, non si registrano movimenti di rilievo: le aziende agrituristiche tendono, infatti, a mantenere una dimensione compatibile con l’impiego della sola manodopera familiare, senza necessità di ampliamenti significativi.
Assente la domanda di terreni da destinare alla produzione di energia con impianti agrovoltaici, come sta avvenendo in altre province venete, principalmente per la scarsa disponibilità di grandi appezzamenti pianeggianti.
“I dati dell’indagine corrispondono alla realtà – sottolinea Renato Bastasin, direttore di Confagricoltura Belluno -. Per quanto ci riguarda, teniamo molto monitorata la situazione degli affitti, in quanto strumento importante soprattutto per la conduzione dei pascoli. Dobbiamo spingere sulla locazione, in quanto consente alle aziende agricole che hanno bisogno di terreni di poterne disporre a prezzi calmierati, ai fini di una maggiore redditività”.
“Per quanto riguarda gli alpeggi, la diminuzione dei contributi dell’Unione Europea ha sicuramente sortito un effetto negativo, in quanto le aziende agricole faticano a contenere i costi: di conseguenza c’è il rischio che i terreni possano finire in abbandono, senza la necessaria manutenzione dei prati e dei pascoli che è vitale per tutta la montagna, turismo compreso”, continua Bastasin.
“Il nostro ruolo sindacale è quello di affiancare le aziende nell’applicazione della deroga in materia di patti agrari prevista dall’articolo 45 della legge 203/83 sugli affitti dei fondi rustici, che promuove la stabilità e l’investimento in agricoltura, con la possibilità di garantire una maggiore libertà nei contratti sulla durata, sul canone e sulla prelazione”, conclude il direttore di Confagricoltura Belluno.



















