Carrello della spesa, Serpillo (UCI): Prezzi rallentati, ma forbice GDO resta inaccettabile per agricoltori

Mario Serpillo

ROMA – I più recenti dati Istat registrano un rallentamento dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”. Un andamento che, però, non si riflette in un miglioramento delle condizioni economiche delle aziende agricole, che continuano a subire una forte compressione dei margini lungo la filiera.

Il presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), Mario Serpillo interviene a riguardo, affermando: «I numeri Istat indicano una decelerazione dei prezzi al dettaglio, ma questo non significa che l’agricoltura stia respirando. Al contrario, tra quanto viene riconosciuto agli agricoltori e quanto il prodotto vale sugli scaffali della grande distribuzione (la maggiore responsabile dell’aumento dei prezzi, per numerosi prodotti si è arrivati al 24%) – resta una distanza che penalizza pesantemente chi produce.»

Secondo l’UCI, il rallentamento dell’inflazione alimentare non si traduce in un riequilibrio a monte della filiera. I costi di produzione – energia, fertilizzanti, mangimi, carburanti e trasporti – restano elevati, mentre i prezzi riconosciuti all’origine continuano spesso a non coprire adeguatamente lavoro, investimenti e rischi d’impresa.

«Il nodo è la disuguaglianza di margine lungo la filiera: tra il campo e la vendita finale si concentrano passaggi commerciali che hanno un forte potere contrattuale. Il risultato è che il valore viene distribuito in modo squilibrato e il primo anello, l’agricoltore, è quello che assorbe i costi senza vederli riconosciuti nel prezzo», afferma Serpillo.

Il presidente Serpillo sottolinea come questa dinamica metta in difficoltà soprattutto le piccole e medie aziende, già esposte agli effetti della crisi climatica, alla volatilità dei mercati e all’aumento strutturale dei fattori produttivi: «Se chi produce non riesce a sostenere i costi e a programmare il futuro, si indebolisce l’intero sistema agroalimentare. Non si tratta solo di redditività, ma di tenuta delle imprese, presidio del territorio e continuità delle produzioni di qualità.»

L’UCI chiede interventi strutturali per riequilibrare i rapporti di forza all’interno della filiera: maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, strumenti di tutela per il reddito agricolo, contrasto alle pratiche commerciali sleali e valorizzazione delle filiere più corte.

«I dati Istat fotografano l’andamento dei prezzi al consumo ma la vera emergenza è a monte. Se non si riduce la forbice tra valore riconosciuto agli agricoltori e valore finale del prodotto, il rischio è quello di un progressivo impoverimento del nostro settore primario – conclude Serpillo -. Riequilibrare i margini non è semplicemente un tema tecnico, è una condizione indispensabile per garantire futuro all’agricoltura italiana anche in vista delle nuove sfide che l’attendono con la ricerca e l’apertura verso nuovi mercati »

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