Mercosur, Serpillo (UCI): Concorrenza sleale, mette a rischio la biodiversità agricola italiana e indebolisce l’economia rurale

Mario Serpillo

ROMA – «L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur rischia di trasformarsi in un boomerang per l’agricoltura italiana, per la nostra biodiversità e per l’intero sistema economico legato alle aree rurali».

È il commento di Mario Serpillo, Presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), all’intesa siglata in Paraguay dalla Commissione europea con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, in attesa di ratifica.

«Siamo davanti a un accordo che – se approvato senza profonde correzioni – rischia di esporre l’Italia a una concorrenza squilibrata, fondata su modelli produttivi lontani anni luce dai nostri standard ambientali, sanitari e sociali» prosegue Serpillo.

Secondo il presidente UCI, l’ingresso agevolato di grandi quantitativi di carne bovina, pollame, zucchero, riso e soia sudamericani, con dazi fortemente ridotti, «non è una semplice apertura commerciale: è una pressione diretta sulla nostra agricoltura di qualità, fatta di piccole e medie aziende, filiere corte, produzioni tipiche e tutela del territorio».

«L’Italia non può permettersi di sacrificare la propria biodiversità agricola sull’altare del libero scambio – sottolinea Serpillo –. Le nostre varietà locali, i nostri allevamenti estensivi, le produzioni legate ai territori interni e montani rischiano di essere schiacciati da prodotti che arrivano da sistemi intensivi, spesso legati alla deforestazione e all’uso massiccio di pesticidi».

Per UCI, il problema non è solo economico ma anche ambientale e strategico. «Importare cibo prodotto con standard ambientali più bassi significa esportare altrove il nostro impatto ecologico, indebolendo al tempo stesso il Green Deal europeo e le politiche di transizione ecologica che chiediamo ai nostri agricoltori di rispettare ogni giorno».

Il presidente, Mario Serpillo richiama inoltre il rischio legato alla sicurezza alimentare e alla tracciabilità: «Non possiamo accettare che sul mercato italiano arrivino prodotti coltivati con fitosanitari vietati in Europa o con regole meno stringenti su benessere animale e tutela dei lavoratori. Questo non è commercio equo: è dumping ambientale e sociale».

Sul piano economico, l’UCI avverte: «Indebolire l’agricoltura italiana significa colpire l’intera economia dei territori: trasformazione, artigianato alimentare, turismo rurale, occupazione. L’agroalimentare non è una voce residuale del Pil: è una colonna portante della nostra identità economica e culturale».

Da qui l’appello del Presidente UCI sia alle Istituzioni europee che al Governo italiano: «Chiediamo che l’Italia assuma una posizione chiara e coraggiosa in Europa. Non si può decantare continuamente il Made in Italy e poi firmare un accordo che favorisce pochi grandi gruppi agroindustriali a scapito dei produttori agricoli, della biodiversità e della coesione territoriale. Servono clausole ambientali vincolanti, controlli reali sulle merci importate e una piena tutela delle nostre produzioni».

«Difendere l’agricoltura italiana – conclude Serpillo – significa difendere il paesaggio, la salute dei cittadini, l’economia dei territori e la nostra sovranità alimentare. L’Europa non può parlare di sostenibilità e allo stesso tempo spalancare le porte a modelli produttivi che alimentano deforestazione e perdita di biodiversità».

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