Mercosur, la protesta degli agricoltori ad Avellino

AVELLINO – “Sentiamo il dovere civico di intervenire pubblicamente su una questione che non riguarda solo il mondo agricolo, ma la salute, l’economia e il futuro dei nostri territori”.

Così dichiara, in una nota stampa, il Comitato Agricoltori Avellinesi MVS, in occasione della protesta contro gli accordi Ue-Mercosur che si è tenuta ieri, domenica 25 gennaio, ad Avellino.

Quello del Mercosur è “un tema spesso trattato come tecnico o lontano, ma che in realtà ha conseguenze molto concrete sulla vita quotidiana dei cittadini, sul lavoro degli agricoltori e sulla sopravvivenza delle aree interne”.

“Vogliamo essere chiari fin dall’inizio: non siamo contrari al libero scambio né al commercio internazionale. L’Italia è un Paese che vive anche di esportazioni e relazioni economiche globali”, continua il Comitato nella nota stampa.

“Tuttavia – continua il Comitato -, il libero scambio può dirsi tale solo se fondato su regole uguali per tutti. Oggi questo equilibrio non esiste. Gli agricoltori italiani sono sottoposti a norme ambientali e sanitarie molto rigide, a controlli severi, a disciplinari stringenti e a costi di produzione elevati. Tutto ciò è giusto e necessario per garantire sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e qualità del cibo”.

“Ma non è accettabile che sul mercato europeo arrivino prodotti agricoli provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard, che utilizzano sostanze vietate in Europa e che operano con costi drasticamente inferiori. Questa non è concorrenza leale. È una forma di concorrenza sleale che mette fuori mercato gli agricoltori locali, abbassa la qualità complessiva del cibo e scarica i rischi sui consumatori. A perdere non sono solo i produttori, ma l’intera collettività”, afferma nella nota stampa il Comitato.

La manifestazione

La manifestazione è partita alle ore 15:00, con il raduno dei trattori in Piazza Kennedy (ex Piazza Macello), ad Avellino.

E’ seguita la marcia dei mezzi agricoli per le vie della città, fino al rientro in Piazza Kennedy, dove è prevista una forte manifestazione di rabbia e denuncia.

A seguire, agricoltori e cittadini si sono mossi a piedi in corteo fino a Piazza Libertà, dove si è tenuto un confronto pubblico aperto alla cittadinanza.

La realtà dell’Irpinia

“Il nostro territorio è storicamente agricolo, basato su aziende piccole e medie, spesso a conduzione familiare, profondamente legate alla terra. Qui l’agricoltura non è solo un settore economico: è presidio del territorio, tutela dell’ambiente, identità culturale – continua nella nota il Comitato-. Lo spopolamento delle aree interne non è una fatalità. E’ la conseguenza diretta di politiche che rendono sempre meno sostenibile vivere e lavorare in questi territori”.

“Quando l’agricoltura non garantisce reddito, quando i costi aumentano e i prezzi riconosciuti ai produttori diminuiscono, i giovani sono costretti ad andare via, le aziende chiudono, i paesi si svuotano”, spiega il Comitato.

“Ogni azienda agricola che chiude – continua la nota stampa – è una perdita per l’intera comunità: meno manutenzione del territorio, maggiore fragilità ambientale, perdita di conoscenze, tradizioni e identità. Accordi commerciali squilibrati rischiano di accelerare questo processo, aggravando una crisi già profonda”.

“Per questo parliamo di sovranità alimentare, non come slogan ideologico ma come principio concreto. La Sovranità alimentare significa garantire a tutti il diritto a un cibo sano, sicuro e controllato. Significa permettere agli agricoltori di vivere del proprio lavoro. Significa assicurare ai cittadini la possibilità di sapere cosa mangiano e da dove proviene ciò che arriva sulle loro tavole. Il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi.
È un diritto fondamentale e un bene comune”, dichiara il Comitato.

Per il Comitato Agricoltori Avellinesi “difendere l’agricoltura locale significa difendere: la salute, l’ambiente e il futuro dei nostri territori”.

“Rivolgiamo quindi un appello alle istituzioni, nazionali e locali, affinché le politiche agricole e commerciali tengano conto delle specificità delle aree interne e tutelino realmente chi produce nel rispetto delle regole. Chiediamo informazione, trasparenza e confronto pubblico, perché decisioni di questa portata non possono essere prese senza ascoltare i territori. Senza agricoltura non c’è territorio, senza territorio non c’è futuro”, conclude il Comitato.

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