VERONA – La zootecnia italiana ha “un valore enorme” ma paga la “troppa frammentazione. Un comparto che vale circa 180 miliardi di euro, però, ha bisogno una visione strategica e unitaria”.
Massimo Zanin, presidente dell’associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici (Assalzoo), sintetizza così l’idea che ha portato, per la prima volta, a sedersi attorno ad uno stesso tavolo i protagonisti della filiera zootecnica-alimentare: allevatori e agricoltori, industriali e piccola e grande distribuzione.
L’obiettivo? “La creazione di uno spazio di dialogo serio e orientato ai risultati, fondamentale per dare forza politica a una filiera produttiva che genera oltre l’otto per cento del Pil nazionale”.
L’edizione numero 117esima di Fieragricola, che si chiude domani a Verona, così, ha tenuto a battesimo la prima riunione degli Stati Generali del settore ed evidenziato l’interesse e la disponibilità di diversi attori a lavorare insieme. A partire da chi ha un rapporto diretto con il consumatore: da Federdistribuzione a Confcommercio, da Ancc-Coop a Confesercenti. E poi ci sono gli industriali: da Assica ad Assolatte, da Uniceb a Unaitalia. Fino a chi produce la materia prima: Fedagri-Confocooperative, Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri.
Certo, non mancano le criticità. Il mondo della distribuzione, ad esempio, in coro ha chiesto soprattutto ai rappresentanti degli agricoltori “rispetto reciproco evitando di scaricare sul commercio il problema dei prezzi troppo alti”. Senza dimenticare che dal mercato interno arrivano segnali d’allarme: “Il 2025 si è chiuso con una diminuzione in termine di volume dei consumi alimentari degli italiani”, avverte Carlo Alberto Buttarelli, presidente Federdistribuzione. E poi c’è la dipendenza dall’estero per le materie prime: 60 per cento sui bovini, 40 per i suini, 10-15 per cento sul latte e 75% sul pesce. Solo il settore avicolo è sostanzialmente autosufficiente.
Non è un caso, allora, che Zanin indichi un obiettivo comune: “Aumentare la produzione nazionale anche per ridurre la dipendenza dall’estero”. E punti ad arrivare alla predisposizione da presentare all’edizione numero due degli Stati generali. Che magari si terrà di nuovo a Verona fra due anni. “Fieragricola si conferma come piattaforma di riferimento per il dialogo fra operatori e istituzioni in un settore strategico chiamato a coniugare produttività e sostenibilità economica, ambientale e sociale”, afferma Federico Bricolo, presidente di Veronafiere.
Si vedrà. Quel che è certo, però, è i numeri complessivi del comparto sono un forte volano per uno sforzo unitario. Produzione agricola primaria: 25,1 miliardi di euro, il 37% della produzione totale nazionale. All’interno di questa componente, l’allevamento incide per 22,1 miliardi di euro, mentre la coltivazione di materie prime destinate all’industria mangimistica genera 2,9 miliardi. L’industria dell’alimentazione animale genera un ritorno economico da 10,3 miliardi. Trasformazione Industriale: fatturato di 69,9 miliardi (salumi valgono 9,2 miliardi, le carni fresche 22,7 e latte e formaggi 27.8 miliardi), il 37 per cento del valore dei ricavi del food beverage nazionale. La fase distributiva dei prodotti zootecnici si sviluppa attraverso il commercio al dettaglio e la ristorazione, che esprimono un fatturato rispettivamente di 47,4 e 32,3 miliardi di euro. Le esportazioni totali di prodotti zootecnici hanno raggiunto 11,6 miliardi di euro, con una crescita del +7,2%. Le Produzioni di Qualità (DOP/IGP) di origine animale hanno un valore alla produzione di 9,2 miliardi di euro. La spesa alimentare delle famiglie italiane per carni, salumi, latte, formaggi e uova ammonta a 65,3 miliardi di euro, il 39% della spesa alimentare complessiva.
























