Biogas. Gattoni (CIB) ad agricultura.it: Costi in bolletta delle rinnovabili compromettono prezzo minimo garantito. A rischio 800 aziende e 6mila lavoratori

VERONA – “Un intervento sui costi in bolletta delle rinnovabili previsto nel decreto energia presentato dal ministro Pichetto potrebbe compromette alcuni strumenti, come i prezzi minimi garantiti mettendo a rischio ottocento aziende che producono biogas e circa seimila posti di lavoro, indotto compreso”.

Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas rilancia – ad agricultura.it – l’allarme da Fieragricola dove “abbiamo ascoltato le preoccupazioni del mondo agricolo e condiviso le possibili vie d’uscita”.

Che cosa sta succedendo? “Il prezzo minimo garantito – spiega Gattoni – è una norma ponte fondamentale per accrescere la competitività e la sostenibilità delle aziende agricole proseguendo nel percorso di conversione della produzione di biogas. La proposta del governo è arrivata in modo inaspettato: per noi il Pmg deve restare anche se siamo disponibili a lavorare insieme per ridurre gli oneri in bolletta a favore delle famiglie e delle imprese”. Insomma, serve “gradualità” e “un’uscita controllata” anche perché “ci troviamo in una fase delicata di completamento delle progettualità PNRR e al contempo di definizione delle future traiettorie di sviluppo del settore biogas-biometano agricolo che guardino oltre al 2030”.

Gradualità vuol dire permettere di completare “senza scosse” la riconversione dei 350 impianti finanziati con i fondi del Pnrr “che dovrebbero essere ultimati entro il giugno 2028” e nello stesso tempo “condividere una pianificazione che permetta alle imprese di investire in sicurezza su possibili nuovi utilizzi degli impianti con evidenti benefici sulla competitività delle imprese ma anche ricadute ambientali estremamente positive per le comunità locali”.

Non è un caso, allora, che il presidente del Consorzio – la prima aggregazione volontaria che riunisce più di 830 aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili e più di 221 società industriali fornitrici di impianti – abbia invitato il mondo agricolo “a tenere alto il presidio di informazione e divulgazione delle esternalità positive correlate alla produzione di biogas e biometano, quando ben inserita nel territorio, nel contesto e nel ciclo produttivo agricolo”.

Un esempio? Il digestato. La ricerca della Fondazione Farming for Future presentata a Fieragricola, identifica nel digestato agricolo un nuovo ed essenziale fattore produttivo per l’ottenimento di fertilizzanti di origine organica, finalizzato al recupero totale dei nutrienti e della sostanza organica in esso contenuti. Secondo Diana Lenzi, presidente della Fondazione, “le analisi condotte evidenziano che il digestato, se correttamente gestito, smette di essere un mero costo per divenire un’opportunità di investimento che migliora il profilo ambientale e arricchisce lo stato patrimoniale dell’azienda agricola”. Nel report si suggerisce la creazione di poli territoriali per trasformare il digestato in fertilizzanti organici ad alto valore “in grado di ridurre del 30-40 per cento il carico azotato locale”.

 

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