VERONA – La normalità per il Made in Italy è la crescita. Tante opportunità da cogliere con l’accordo con l’India e con il Mercosur, un rallentamento dovuto dai dazi. Dare anche seguito anche agli input che giungono dai produttori italiani.
Ne abbiamo parlato a Fieragricola, con Matteo Zoppas, presidente ICE.
In questo scenario internazionale abbastanza complicato dal punto di vista geopolitico, anche per il settore agroalimentare, qual è il ruolo che potranno giocare l’Ita e l’Ice in un prossimo futuro?
Abbiamo il mandato di stare vicino alle aziende, di portare avanti lo sviluppo e la promozione del Made in Italy. Noi lo facciamo operativamente già con le fiere in Italia, come incoming all’estero e come collettive. Portiamo imprenditori italiani all’estero e clienti in Italia a incontrare gli imprenditori locali, portando avanti quello che si chiama il business matching. I nostri prodotti sono il Made in Italy, il marketing e la promozione commerciale.
Gli accordi di libero scambio che sono stati firmati adesso all’Unione europea, il Mercosur sospeso e l’accordo con l’India, possono favorire il vostro lavoro?
Non solo lo favoriscono, ma diventano delle opportunità che dobbiamo cogliere. Per cui, prima di tutto, c’è il progetto export della Farnesina: dobbiamo dare priorità a quelle che sono state le indicazioni del governo e del Ministero degli Affari Esteri.
Dobbiamo mettere insieme anche le informazioni che riceviamo dai produttori, dalle categorie e dalle rappresentanze, per coprire le esigenze che loro ci danno, sempre in coordinamento con il Piano export.
Dobbiamo naturalmente andare a prendere tutte quelle occasioni che ci vengono date in una realtà nazionale, o meglio mondiale, che vede passare da oltre 400 misure e barriere, tariffarie o non tariffarie, a 2.400 nel giro di 10 anni. Adesso c’è una leggera marcia indietro, perché comunque tutte queste aperture, che sia il Mercosur o che sia l’India, sono un segnale che va contro tendenza, diventano delle porte che si aprono e dobbiamo tirare.
Qual è l’obiettivo per l’export italiano nel 2026 del Made in Italy?
Al 2026 non possiamo dirlo, credo che il mandato di questo Governo sia stato dato prima dei dazi, ma comunque possiamo dire che sia quello di arrivare ai 700 miliardi. Siamo a 622 mila nel 2024, vedremo a quanto chiuderemo il 2025, comunque in crescita, probabilmente facciamo una proiezione e non una stima.
Se tiriamo le fila di quello che è stato ottobre e novembre, dovremmo crescere di 2 o 3 punti percentuali; continuando in questa direzione, vedremo poi per dicembre la parte europea, i cui dati non sono ancora usciti, quanto incide. Credo che saremo un po’ sotto la metà, dobbiamo accelerare.
C’è questo rallentamento dei dazi, che si aggiunge a questa situazione geopolitica economica. Però questi segnali, che siano Mercosur, che siano l’India, e speriamo anche che si aggiungano altri segnali positivi, ci devono far sperare che ci avvicineremo a questo obiettivo. Stante, comunque, che la normalità per il Made in Italy è la crescita.
Siamo cresciuti dal 2019 al 2022 da 480 miliardi a 620 miliardi: la crescita ci deve essere, deve essere continua. I dazi sono stati solo un rallentamento, ma raggiungeremo l’obiettivo.



















