ROMA – «I rilievi della Corte dei Conti europea confermano le criticità che abbiamo più volte evidenziato sulla PAC post-2027».
Lo afferma Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori, commentando il parere dei magistrati contabili Ue che boccia la scelta della Commissione europea di inglobare i fondi PAC nei Piani di partenariato previsti dalla proposta di QFP.
«Per questo chiediamo di valutare lo scorporo della Politica agricola comune dai Piani di partenariato nazionali e regionali, così da garantire un utilizzo coerente della flessibilità prevista dal Quadro finanziario pluriennale, una più chiara destinazione delle risorse per l’agricoltura e la definizione di una quota minima a favore delle imprese agricole e ittiche anche nell’ambito degli altri capitoli», continua Santoianni.
«La PAC deve restare lo strumento principale per garantire reddito agli agricoltori, sicurezza alimentare e tenuta delle aree rurali», osserva Santoianni. «Lo studio Scenar 2040 della Commissione indica che nello scenario “No PAC” il reddito agricolo dell’Ue si ridurrebbe di circa l’11% e la produzione agricola di oltre il 5% entro il 2040».
«La flessibilità di bilancio non è un problema in sé, ma lo diventa quando riduce la leggibilità delle scelte e genera incertezza sull’effettivo accesso alle risorse. Quando la programmazione è solida e le priorità politiche sono chiare, la flessibilità può aumentare l’efficacia degli interventi; al contrario, con una governance debole, si traduce in opacità», prosegue il Presidente dell’AIC.
«Se il Bilancio europeo evolve verso una maggiore interoperabilità – conclude Santoianni – anche la PAC deve essere riformata alla radice al fine di preservarne la natura e la riconoscibilità. Lo scorporo dai Piani di partenariato rappresenta dunque un passaggio essenziale per garantire parità di accesso alle risorse, in particolare per le piccole e medie imprese agricole».
























