CESENA – “La sfida che il settore ha davanti è quella di trovare strategie per rendere l’ortofrutta più accessibile e attraente per tutte le fasce di popolazione, attraverso una comunicazione efficace e mirata, che sappia valorizzare i benefici salutari di questi prodotti nell’alimentazione quotidiana”.
A due mesi all’apertura dell’edizione 2026 di Macfrut, in programma a Rimini dal 21 al 23 aprile, il presidente di Cesena Fiera, Patrizio Neri traccia la road map di un settore che guarda con attenzione ai mercati esteri – “Il Mercosur può essere un’opportunità ma in un’ottica di reciprocità di condizioni” – e che sul mercato interno prova a cercare nuove strade: “Ci sono tutte le condizioni per un progetto made in Italy sulla frutta esotica”.
Il 2025 si è chiuso con un trend dei consumi in crescita, così come in Italia cresce il prezzo al carrello. Che segnali ci sono per il 2026?
I dati sul 2025 non sono ancora definitivi, tuttavia gli indicatori evidenziano un incremento dei consumi di ortofrutta sia in quantità che a valore. Si tratta di un risultato importante perché dà seguito a una svolta in positivo iniziata nel 2024 e arrivata dopo un decennio in contrazione. È difficile fare delle previsioni per il 2026 affermando che siamo davanti a una matura svolta di tendenza dei consumatori. Noi come Fiera facciamo la nostra parte nel valorizzare la filiera ortofrutticola, raccontando il percorso di eccellenza dei prodotti che finiscono nelle tavole degli italiani.
Sugli scaffali dei supermercati i prodotti a marchio del distributore sono in crescita. A Rimini ci saranno Conad, Coop e VèGè che ruolo immaginate per la Gdo nel futuro?
La Grande distribuzione moderna ha un ruolo strategico nei consumi di ortofrutta dal momento che l’80% degli acquisti nel fresco avvengono in questa tipologia di canali. La scelta dei due principali gruppi italiani della grande distribuzione, come Conad e Coop Italia, insieme alla prima volta del Gruppo VèGè di partecipare a Macfrut, qualificano l’evento a riferimento per la GDO nel comparto ortofrutticolo. La loro presenza, inoltre, testimonia la volontà di dialogare con l’intera filiera ortofrutticola, anticipando le novità del mercato in un’ottica di innovazione.
L’Europa prova a mantenere aperti i mercati che altri, in primis gli Usa, vogliono chiudere. Che giudizio date sull’accordo Mercosur?
Da tempo Macfrut ha fatto dell’internazionalità uno dei suoi asset di riferimento fungendo da Hub al servizio delle imprese per la loro crescita nei mercati oltreconfine. Oggi più del 70% dell’export delle aziende italiane del settore avviene in Europa e sempre di più è evidente la necessità di ampliare gli orizzonti. In questo contesto il Mercosur può rappresentare un’opportunità visto che parliamo di un mercato di 273 milioni di persone, tuttavia in un’ottica di una reciprocità di condizioni soprattutto sugli standard qualitativi. Attualmente il commercio del nostro Paese con i quattro Paesi del Sudamerica sul fronte dell’export interessa kiwi e mele, mentre l’importazione coinvolge agrumi, pere, meloni, frutta secca e frutta esotica.
L’edizione 2026 si annuncia più grande, più internazionale e più innovativa. Come spiega la crescita di Macfrut?
La sua forza sta nell’aggregare tutto il sistema ortofrutticolo italiano, divenendo il punto di riferimento dell’intera filiera del Paese, che rappresenta un unicum nel panorama mondiale del settore. Aggiungo l’agilità del suo format altamente professionale, che unisce il business, che rimane l’elemento centrale perché in fiera si viene per fare affari, insieme a quella che chiamiamo conoscenza; ovvero un programma tecnico-scientifico di altissimo livello, coordinato da un team di esperti, che pone l’attenzione sui principali temi mondiali della ricerca, del mercato e delle tendenze del settore. La fiera in questo modo oltre ad essere un luogo di riferimento commerciale per gli operatori aggiunge il plus del knowledge sui moderni temi del futuro dell’ortofrutticoltura.
Avocado e mango sono i prodotti simbolo dell’edizione 2026. La frutta tropicale avrà sempre più spazio nelle coltivazioni italiane?
Le condizioni per un costruire un progetto made in Italy sulla frutta esotica ci sono tutte. Lo sviluppo di produzioni tropicali nel Sud d’Italia vanno in questa direzione e i primi rilievi evidenziano un’ottima qualità organolettica, superiore alle condizioni attuali, che insieme agli alti standard della filiera dovuti alle normative italiane aprono nuove frontiere. I numeri di crescita lo confermano, come ha evidenziato una videolezione della Macfrut Academy dedicata. Prendiamo l’avocado: negli ultimi cinque anni (2018-2022) in Italia si è registrato un vero e proprio boom dei consumi addirittura in tripla cifra (+179%).
Siamo i sesti consumatori in Europa con circa 40mila tonnellate, con ampi margini di crescita per il sempre maggiore utilizzo di questi prodotti in svariati utilizzi in cucina. In ambito produttivo un ruolo centrale lo riveste la Sicilia arrivata a coprire una produzione di circa 800 tonnellate. La Sicilia sarà la Regione partner di Macfrut 2026 dove potrà mettere in vetrina, al cospetto di una platea internazionale, tutte le sue produzioni di eccellenza tra cui quelle tropicali che sono in grande crescita.
























