VERONA – L’Italia cresce, l’Europa rallenta. Aumentano investimenti (+18%) e posti di lavoro (+47%), ma le start up si concentrano soprattutto nel Nord Italia.
Le tecnologie adottate? Intelligenza Artificiale, Biotecnologie e Machine Learning. I settori di sviluppo? Produzione e trasformazione alimentare, Agritech (27,7%), Logistica e il Delivery (19,6%) e le tecnologie per Retail e HORECA.
“L’Italia sta dimostrando – spiega Alberto Barbari – che è possibile coniugare eccellenza agroalimentare e innovazione tecnologica ad alto livello, creando un modello unico che attrae investitori internazionali. Siamo passati dall’essere un mercato emergente a diventare un benchmark europeo”.
Tesi che nasce dal report sullo Stato dell’AgriFoodtech in Italia: il 2025 si chiude con investimenti in crescita del 18% (121,6 milioni euro) – mentre a livello globale si registra una flessione del 12,8% e un calo più contenuto in Europa (-3,8%) – e l’aumento del numero delle start up. Adesso sono 501 (+23%) con 4.410 nuovi posti di lavoro (+47%) “segnale che indica – secondo i ricercatori – l’ingresso in una fase di espansione e il rafforzamento delle strutture organizzative aziendali per puntare alla scalabilità”.
Barbari è il responsabile italiano di Eatable Adventures, principale acceleratore del settore su scala globale, che ha elaborato il rapporto per il Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo di sviluppo dell’ecosistema agrifoodtech nazionale. I numeri raccontano anche di un’Italia a due velocità con la maggior parte delle nuove iniziative concentrate nel Nord del paese. La Lombardia è il principale hub raccogliendo il 28,1% dei progetti più innovativi. Seguono il Piemonte con l’11,7% e l’Emilia-Romagna con il 10,9%. Poi Veneto e Trentino Alto Adige (7,8%).
Nel report si sottolinea come l’ecosistema agroalimentare italiano si distingua “per una forte capacità di sviluppo tecnologico autonomo”: oltre il 62% delle startup sviluppa la propria tecnologia internamente mantenendo il pieno controllo sull’innovazione e creando soluzioni proprietarie ad alto valore aggiunto. La tutela della proprietà intellettuale è altrettanto strutturata, con il 42,2% delle startup che ha depositato almeno un brevetto e il 46,9% che ha registrato marchi commerciali. Secondo i ricercatori, però, “ciò che davvero distingue l’Italia è la maturità di queste soluzioni: ben il 74,3% delle startup si posiziona in fasi avanzate di sviluppo (TRL 7-9), con tecnologie validate e pronte per l’adozione industriale”.
Dal loro punto di vista, “la combinazione di sviluppo autonomo interno e di maturità delle tecnologie si intreccia con un crescente dinamismo nel trasferimento tecnologico che raggiunge il 22,4%, un valore superiore alla media europea grazie a una maggiore collaborazione tra università e impresa, pur restando uno dei punti su cui accelerare ulteriormente nei prossimi anni”.
Il 17,6% delle tecnologie nasce in collaborazione con università, a testimonianza di come l’Italia stia progressivamente costruendo ponti più solidi tra ricerca accademica e applicazione industriale, valorizzando il patrimonio scientifico nazionale e trasformandolo in asset competitivi per il mercato. Secondo Barbari “ora la sfida è consolidare questa leadership, trasformando il potenziale in scalabilità globale e facendo dell’Agrifoodtech Made in Italy un asset strategico”.


















