Lavoro, l’agricoltura in controtendenza. L’occupazione cresce del 6,2 per cento

Nonostante la crisi grave e persistente, l’agricoltura continua ad esser l’unico settore controtendenza e a creare occupazioni di lavoro. Nel secondo trimestre del 2012 si è, infatti, avuta una crescita di occupati pari al 6,2 per cento. E questo dimostra che il comparto è estremamente vitale e può fare anche di più con le sue grandi risorse e potenzialità. E’ quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati dell’Istat sull’occupazione a settembre.

Lavoro in campagna – Nelle campagne, a differenza di industria e servizi, c’è ancora possibilità di lavoro e ciò – commenta la Cia – può essere sfruttato da parte del governo con interventi mirati che consentano agli imprenditori agricoli di riprendere a “marciare” e di aprire le porte ai tanti lavoratori che sono stati, purtroppo, espulsi dagli altri settori produttivi.

Richiesta – Per questo motivo chiediamo al governo – rimarca la Cia – di investire davvero sul mondo agricolo, dando vita a una vera politica di sviluppo. Bisogna affrontare e sciogliere i “nodi” che frenano il settore, a partire dai costi di produzione praticamente raddoppiati rispetto a un anno fa, dai prezzi all’origine non ancora remunerativi e da una burocrazia “elefantiaca” che pesa sull’agricoltura per 4 miliardi di euro l’anno. Senza dimenticare l’Imu sui terreni e sui fabbricati rurali, una sorta di “patrimoniale in campo” che però tassa quelli che per i produttori sono strumenti di lavoro.

Aumentano gli occupati – Nel dettaglio, il risultato del comparto nel periodo tra aprile e giugno 2012 – spiega la Cia – è il frutto dell’aumento degli occupati nei campi soprattutto al Nord (+13,7 per cento) e al Sud (+3,5 per cento), mentre il Centro registra un calo del 3,2 per cento. Crescono in particolare le posizioni lavorative dipendenti (+10,1 per cento), concentrate prima di tutto nel Settentrione (+23,4 per cento), mentre le posizioni autonome si fermano al +2,9 per cento, “resistendo” al Nord (+10,1 per cento) ma crollando nel Centro Italia (-12,3 per cento).

 

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