lunedì 20 novembre 2017

Post G7Agricoltura. Tiso (Confeuro): priorità Ceta e Pac. Troppo scollamento da paese

Andrea Tiso
Andrea Tiso

Presidente Tiso, si è appena concluso il G7Agricoltura di Bergamo al quale lei a partecipato. Qual è il suo giudizio?

L’organizzazione dell’evento è stata una buona iniziativa; ma al di là degli addetti ai lavori non ha avuto la risonanza che meritava. Si è anche trattato di una manifestazione molto di forma che di sostanza, un po’ come è avvenuto per Expo 2015.

La Dichiarazione di Bergamo, ad esempio, è una sintesi di quelli che vogliono essere i principi generali a cui ispirarsi per i prossimi anni; però delle azioni attraverso le quali raggiungere questi obiettivi non si è detto nulla. Mi auguro che i fatti possano smentire la mia teoria, ma la percezione è che a Bergamo abbia dilagato la retorica e non il dibattito sulle azioni da intraprendere per cambiare il panorama agricolo internazionale.

 

Quali dovrebbero essere a suo avviso i temi prioritari dell’agricoltura italiana?

Dovremmo occuparci immediatamente della vicenda del Ceta, si tratta di un tema molto importante e che va affrontato con la giusta decisione. Purtroppo l’Unione Europea sta agendo ancora una volta in una direzione che non va nel senso di tutelare gli interessi degli stati membri.  E poi c’è il nodo della Pac, che in realtà è completamente scollegata dalla realtà agricola italiana. Con il regolamento Omnibus si è cercato di aggiustare qualcosa; ma la verità è che questa Pac, per come è fatta, non è attinente al sistema del primario italiano ed europeo.

Quali sono le parti da migliorare a sui avviso?

Innanzitutto serve una semplificazione vera. Il regolamento Omnibus ha snellito l’applicazione del greening, ma va migliorato l’intero complesso normativo. E questo lo dico anche pensando alle responsabilità nazionali. Non dimentichiamoci infatti dei problemi causati dai meccanismi attraverso i quali gli enti pagatori (Agea, organismi pagatori regionali) devono raggiungere gli agricoltori. Si tratta di un qualcosa di estremamente complesso e tortuoso, esattamente l’opposto di quel che necessitano gli operatori del mondo agricolo. Magari i principi su cui si fonda l’aspetto burocratico della Pac hanno anche un  senso, ma in questo modo sono impraticabili e quel che c’è di buono all’interno di questa logica viene totalmente disperso.

E poi c’è un altro aspetto sulla Pac che è fondamentale sottolineare: è sbilanciata verso gli interessi delle grandi multinazionali e penalizzante per le piccole e medie imprese. Purtroppo sembra che l’Unione Europea non capisca l’esigenza di invertire questa rotta, e il Ceta ne è una ulteriore prova.

Agricoltura e ambiente qual è il rapporto oggi?

In linea di massima dobbiamo cambiare il concetto di agricoltura e mi auguro che le nuove generazioni ci aiutino a farlo. In un’epoca di cambiamenti climatici fortemente penalizzanti per le attività agricole c’è  infatti bisogno di maggiore interazione fra i due ambiti; ed è per queste ragioni che serve coinvolgere il primario nelle nuove soluzioni ambientali.

Nell’idea di dare un segnale in questa direzione credo sia opportuno accorpare il ministero dell’Agricoltura a quello dell’Ambiente. Mi auguro che la prossima legislatura guardi con interesse a questa possibilità.

 

Qual è Confeuro presidente Tiso e quali sono i programmi a breve periodo?

Durante il G7 mi sono reso conto che non c’è pluralismo sindacale; il ministero sembra interloquire con una sola organizzazione. Per cui, come Confeuro, dobbiamo sgomitare per fare presenti le nostre idee e le nostre attività. Ci tengo a precisare che la mancanza di pluralismo non affligge “solo” la democrazia nel Paese, ma danneggia in termini pratici la qualità delle politiche agricole. E questo è estremamente preoccupante vista le difficoltà attuali e le prospettive nebulose del comparto.

Dal punto di vista della gestione dell’organizzazione cercheremo di proseguire sulla base di quanto fatto fino ad oggi, e quindi di continuare ad allargare la nostra base sociale e di crescere ulteriormente. Il nostro obiettivo rimane comunque unicamente uno: quello di dare un contributo concreto alle soluzioni che ci chiedono le migliaia di agricoltori delle piccole e medie imprese che ci hanno dato l’onore di rappresentarli.

 

 



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