Per la tutela del reddito degli agricoltori è vera emergenza

La Cia chiede interventi a favore del settore. Considerato l’andamento negativo dell’economia agricola, immaginiamo che gli interventi necessari siano molti. Le chiediamo uno sforzo: ci indichi tre emergenze sulle quali intervenire da subito e tre iniziative sulle quali concertare politiche di medio respiro.

Aumento dei costi di produzione  – dice Politi – e degli oneri previdenziali, burocrazia opprimente, rapporti di filiera. Più che emergenze, le chiamerei esigenze fondamentali da risolvere per l’impresa agricola. Primo perché gli imprenditori agricoli, i cui redditi stanno subendo pesanti colpi, non possono competere sul mercato con “carichi” economici così asfissianti e con un rapporto con la pubblica amministrazione sempre più complesso ed oneroso.

Negli ultimi mesi la Cia si è caratterizzata con due iniziative: la richiesta di sburocratizzazione del comparto e la campagna “Così non va”, che indicava altre emergenze quali i crescenti costi di produzione e la necessità del “doppio prezzo” (all’origine ed al consumo) almeno sui prodotti di prima necessità. Ci sono riscontri nell’azione di Governo o nell’agenda politica delle prossime settimane?

Nel concreto, finora, abbiamo visto poco o nulla. La burocrazia resta un problema enorme per le imprese agricole, mentre i costi, anche sull’onda dei recenti rincari del petrolio, continuano a lievitare. Stesso discorso per i prezzi. La nostra proposta d’introdurre il “doppio prezzo” in etichetta, almeno per i prodotti più “sensibili”, ha avuto molti apprezzamenti anche a livello parlamentare. Però, da parte del governo non c’è stata una risposta precisa. Ci sono molte affermazioni, ma nella realtà la situazione rimane ancora grave. Dal campo alla tavola assistiamo ad incrementi eccessivi che penalizzano sia i consumatori e gli stessi agricoltori.

Presidente Politi, sono più di dieci anni che la Cia chiede una Conferenza nazionale sull’agricoltura. Perché ritiene possa ancora servire questa iniziativa, quando vi sono contingenze che deprimono il reddito delle imprese agricole?

E proprio dalla tutela  del reddito degli imprenditori agricoli che prende corpo la nostra sollecitazione per la Conferenza nazionale sull’agricoltura. D’altra parte, l’ agricoltura, oltre ad una serie di complessi problemi,  ha davanti a sé importanti sfide e scadenze che richiedono massima determinazione, azione puntuale e rigorosa  e soprattutto politiche nuove che permettano di riprendere con vigore la strada dello sviluppo e della competitività. 
 
La verifica dello stato di salute della PAC, su indicazione del Consiglio dei Ministri d’Europa, ha prodotto un documento di analisi e di proposte che la Commissione ha sottoposto alla valutazione dei 27 governi dell’Ue. Entro il primo semestre 2009 dovranno essere adottate misure che potrebbero modificare in modo sostanziale la PAC. Può aiutarci a fare il punto? In particolare: qual è la posizione del Governo italiano, e del ministro Zaia?

Nel dibattito vedo ancora molta confusione e tante incertezze e la posizione del ministro Zaia non aiuta a fare chiarezza. Tutt’altro. Il ministro si è particolarmente preoccupato di far capire che cosa intende per “salvaguardia degli interessi italiani in Europa”. Meno prodigo di indicazioni è stato per gli altri temi. Il ministro caratterizza questo inizio di legislatura con un forte attacco all’Europa ed alla politica agricola.  La Pac, egli afferma in più occasioni, “ha fallito”.  Questa posizione rischia di dare forza a quanti non vogliono più sostenere finanziariamente l’agricoltura che, come sostiene il ministro Zaia, “ha fallito”, quindi perché finanziarla?

E quale posizione si sta profilando dal dibattito in corso nella Cia?

Abbiamo sempre sostenuto l’esigenza di nuova politica agraria, comunitaria e nazionale, un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il “made in Italy” alimentare. Per questo ribadiamo l’opportunità di difendere la politica agricola comune e la sua dotazione finanziaria nel bilancio dell’Unione europea.  Contemporaneamente, però, affermiamo che la nuova Pac dovrà sempre più, ed in modo più incisivo, sostenere gli investimenti per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese in coerenza con gli obiettivi di crescita indicati dall’Agenda di Lisbona. Condividiamo, comunque, gli obiettivi posti alla base della comunicazione della Commissione dell’Unione europea sulla verifica dello stato di salute della Pac: riequilibrio della distribuzione degli aiuti e maggiori risorse per il rafforzamento e l’innovazione delle imprese agricole.

Facciamo un po’ di autocritica. Nel mondo agricolo si lamenta l’eccessiva lunghezza delle filiere che contribuisce alla crescita dei prezzi dei prodotti “dai campi del produttore alla tavola del consumatore”. Per recuperare reddito ai produttori e contenere i prezzi al consumo si afferma essere necessaria la concentrazione dei prodotti agricoli (quindi dell’offerta), col conseguente accorciamento delle filiere. Associarsi e cooperare è l’unica strada percorribile, ma l’iniziativa non può essere di altri: i primi a doversi associare sono gli agricoltori. Cosa sta facendo la Cia in questa direzione?

Uno degli elementi centrali del recupero di efficienza della filiera consiste nel miglioramento delle relazioni tra le sue diverse componenti. La riduzione dei protezionismi e la liberalizzazione dei mercati, l’accresciuta concorrenza e le ricorrenti tensioni sui mercati rendono manifesta la necessità di una maggiore capacità di collegamento tra agricoltura, industria, commercio e servizi.
A livello italiano le diverse esperienze praticate nel campo dell’interprofessione non hanno finora favorito tale obiettivo: la molteplicità dei soggetti, la tradizionale intermediazione commerciale, la crescente posizione dominante della distribuzione moderna creano un differenziale tra valore alla produzione e valore finale che incide sull’inasprimento dei prezzi al consumo.

La “filiera corta” si esprime in particolare con la vendita diretta dei prodotti agricoli. Questa non è la ricetta che risolve i problemi dell’agricoltura, ma è comunque importante, e trova riscontri positivi tra i consumatori. Qual è l’idea della Cia su questo fenomeno? Come potrebbe essere sostenuto ed incentivato?

La “filiera corta” e la vendita diretta dei prodotti da parte degli agricoltori sono opportunità per accrescere il reddito dei titolari delle aziende agricole e per ridurre i prezzi che nel passaggio dai campi alla tavola subiscono incrementi sino a cinque volte il guadagno del produttore.
Bisogna,comunque,  essere consapevoli che la vendita diretta non è certamente la soluzione a tutti i problemi dell’agricoltura, né l’unica risposta alla valorizzazione dell’impresa e delle produzioni. E’, però, di certo una delle strade che conduce e avvicina l’impresa al mercato.

“Patto, unità e reddito” sono state le parole d’ordine dell’ultima Assemblea della Cia. L’unità della categoria, in particolare, è nei cromosomi della Confederazione. Come sono i rapporti con le altre Organizzazioni?

Un obiettivo importante che abbiamo posto al centro della nostra azione è quello di sviluppare forme di unità di azione e di adoperarci per aggregare il più possibile una rappresentanza sempre più frammentata e, quindi, sempre più debole. Un obiettivo da perseguire anche in una situazione difficile come quella che caratterizza i rapporti attuali tra le grandi confederazioni dell’agricoltura. Un’unità che, però, non significa rinuncia delle rispettive identità e autonomie.

Intervista di Dimensione Agricoltura, ottobre 2008

 

Informazione pubblicitaria