La nuova agricoltura nel mondo globalizzato secondo De Castro

Signor Ministro, Lei ha partecipato recentemente alla conferenza dell’agricoltura della Regione Toscana. Che impressioni ha avuto sulle proposte che sono state fatte in questa sede? In generale che giudizio dà sul modello di agricoltura della Toscana? 

La Conferenza regionale sull’agricoltura toscana ha esplicitato gli orientamenti strategici della Regione per la prossima programmazione, frutto di una riflessione approfondita e molto partecipata. La regione individua gli assi della qualità, dell’organizzazione e del territorio come portanti per incrementare le performance competitive del sistema rurale  e agroalimnetare toscano. Penso che si tratti di prospettive ineludibili per traghettare il settore agroalimentare verso il futuro. Un futuro fatto di maggiore concorrenza, muovi mercati, nuove sollecitazioni da parte della società. La sfida è quella di cogliere le immense opportunità che la crescente domanda di prodotti agroalimentari di qualità  offre, puntando sull’elevato grado di disintività del nostro ricco patrimonio enogastronomico e sull’incremento della dotazione organizzativa, per aprire una nuova stagione di protagonismo del made in italy agroalimentare. In questa direzione le linee strategiche presentate a Firenze sono coerenti con le rinnovate esigenze degli operatori del settore e con l’obiettivo della crescita equilibrata dei territori, oltre che con le aspettative che nutrono i cittadini in tema di salvaguardia ambientale e sicurezza alimentare.

Siamo in piena discussione sulle riforme OCM Vino e Ortofrutta. Entrambe due produzioni strategiche per l’agricoltura toscana dove i produttori hanno dimostrato preoccupazione sulla base delle proposte presentate dall’UE. In particolare per il settore del vino le perplessità maggiori si riferiscono all’eccessivo sostegno alla distillazione che non incoraggia la qualità. Come pensa di agire il Governo italiano?

Il nostro obiettivo primario è quello di sostenere la crescita del mercato del vino italiano nel mondo.
Il settore vitivinicolo ha un ruolo strategico per l’agroalimentare italiano. Noi spingiamo affinché la riforma punti soprattutto alla promozione e alla valorizzazione di un patrimonio unico quale è quello italiano, evitando rischi di penalizzazione. Il lavoro che stiamo portando avanti, ricercando il consenso dei nostri partner europei cerca di salvaguardare il valore e il ruolo della qualità, adoperandoci, ad esempio, per evitare il ricorso indiscriminato a interventi di estirpazione dei vigneti. La stessa pronuncia del parlamento europeo è stata prudente nel giudicare la riforma. Un primo significativo risultato nel percorso di confronto europeo che ci consente di approfondire il confronto su tre punti essenziali: il limite all’estirpazione, il mantenimento dell’aiuto ai mosti per l’arricchimento e il rifiuto di miscelarli con mosti extraeuropei. Questi risultati sono linea con quelli che erano i nostri obiettivi all’indomani dell’incontro avuto il 23 gennaio con i parlamentari europei italiani e sono il frutto di un processo di convergenza con altri paesi del Mediterraneo. Stiamo sostenendo una linea di riforma che si muove nel segno dei principi più innovativi della PAC, incentrati sulla salvaguardia paesaggistica ed ambientale e sulla promozione del patrimonio autoctono come fattore competitivo.

Nella proposta di riforma dell’Ortofrutta invece a preoccupare, oltre all’indeterminatezza dei budget finanziari, è anche la proposta di passaggio immediato al sistema del disaccoppiamento totale per il pomodoro da industria, scelta che potrebbe rappresentare un forte disincentivo alla produzione. Cosa pensa a questo riguardo?

Anche per l’ortofrutta il cantiere è aperto. Dalla proposta oggi sul tavolo l’Italia attende qualcosa in più. Stiamo lavorando per difendere le risorse destinate alle produzioni mediterranee. Un problema che ha origini in questioni storiche, che sono legate ad una attenzione della politica comunitaria nei confronti del settore dei prodotti mediterranei ed ortofrutticoli più scarsa di quella accordata ai prodotti continentali. Rispetto al 43 per cento di risorse comunitarie complessive destinate al settore dei cereali, solo un 4 per cento scarso di tali risorse è destinato al settore dei prodotti ortofrutticoli. Ricordo, tra l’altro, che di questo 4 per cento più di un terzo è finalizzato a sostenere il mercato delle banane. Stiamo lavorando sulle maggiori questioni al centro del dibattito: risorse finanziarie per il settore, gestione delle crisi di mercato e disaccoppiamnto totale, cercando di garantire ai prodotti ortofrutticoli e alle forme organizzative deputate al governo dell’offerta dotazioni e strumenti adeguati. Riteniamo che su questi temi sia possibile realizzare una convergenza tra un buon numero di Paesi membri

La Toscana è terra di produzioni agricole di alta qualità che, oltre alle già citate vino e ortofrutta, si distingue anche per l’olio, i cerali, la zootecnia ecc., ma per i produttori è sempre più difficile competere sul mercato a fronte anche di tanti prodotti di provenienza incerta e di qualità indefinita. Quali iniziative ci sono in tema di tutela delle produzioni  nazionali, etichettatura e tracciabilità? 

Stiamo intensificando i controlli e stiamo lavorando affinché l’etichettatura possa garantire al consumatore, in modo chiaro, la provenienza della degli acquisti. L’obiettivo è quello di rafforzare la tutela nazionale e internazionale dei marchi. Andiamo avanti nella battaglia per il riconoscimento dell’origine dei prodotti, cercando di far comprendere in primo luogo ai nostri partner europei che non si tratta di un orientamento protezionistico, ma al contrario di eliminare fattori distorsivi della concorrenza, aumentando il contenuto informativo disponibile per il consumatore finale. In questa direzione, stiamo, inoltre favorendo l’accesso a tutti quegli strumenti innovativi, sia di tipo organizzativo che tecnologico, orientati a favorire l’incremento degli standard qualitativi, le misure di food security e  la promozione sui mercati.

Le norme contenute nella Finanziaria, in particolare quelle sulle nuove società agricole, rappresentano un’importante novità. Pensa siano innovazioni normative sufficienti affinché l’impresa agricola possa affrontare le sfide del mercato e della multifunzionalità o serviranno ulteriori strumenti?

Il tema della competitività delle imprese trova risposte importanti all’interno della Legge Finanziaria recentemente varata. In particolare le innovazioni riguardanti le società agricole offrono nuove opportunità per sostenere modelli imprenditoriali innovativi, agendo su uno degli aspetti maggiormente critici nell’assetto strutturale del sistema agroalimentare nazionale: la dotazione organizzativa. In questa direzione le innovazioni introdotte sul fronte fiscale e societario favoriscono la crescita dimensionale e la capacità di integrazione, promuovendo nel contempo investimenti per la crescita internazionale, l’innovazione e la ricerca. Penso si tratti di una strumentazione importante, che apre la strada verso una nuova generazione di politiche per il settore. E’ chiaro che il sistema imprenditoriale dovrà fare la sua parte per utilizzare tali novità per consolidare e migliorare il posizionamento della nostra offerta agroalimentare.

Le produzioni biologiche sono una componente importante dell’agricoltura anche se sul versante economico non ancora così decisiva. Con il nuovo disegno di legge si potranno creare le condizioni aumentare gli spazi produttivi e di competitività per le imprese impegnate nel settore?   

Penso che il varo di un provvedimento che arriva a regolamentare in modo puntuale un settore che finora ha fortemente risentito della mancanza di un quadro normativo nazionale di riferimento, sia opportuno. I punti più importanti della nuova normativa prevedono l’incentivazione del sistema di controlli su tutto il territorio nazionale attraverso l’introduzione di un regime sanzionatorio per gli illeciti in materia, unitamente ad una verifica più puntuale sull’attività degli Organismi di Controllo, che fino ad oggi potevano solo essere revocati. Il disegno di legge, inoltre, istituisce i “distretti biologici”, costituiti su base regionale dove tale agricoltura assume carattere rilevante, disciplina le intese di filiera ed estende l’uso dei cibi biologici nelle mense pubbliche di ospedali asili e scuole. Infine viene introdotta la questione di un logo nazionale per l’identificazione del prodotto biologico, logo che affiancherà in etichetta quello comunitario già esistente. Si tratta di misure che favoriscono il legame tra produzione biologica e consumatore, promuovendone i contenuti distintivi. Una proposta che apre ampi spazi alla crescita del comparto.

Sulla produzione di energie rinnovabili stiamo assistendo a sviluppi molto importanti. Non è invece molto chiaro quale sia la strategia nazionale in questo senso. Esiste un progetto unitario a riguardo o ogni settore perseguirà una strada a sé stante?

Con il lavoro svolto in questi mesi, di concerto con i Ministri dell’Economia e dell’Ambiente, abbiamo posto le basi concrete per l’avvio delle filiere agroenergetiche e del no-food. Stiamo cercando di recuperare i ritardi accumulati rispetto ad altri partner comunitari, innanzitutto definendo un quadro normativo organico per lo sviluppo della filiera. Abbiamo stanziato risorse importanti, stiamo provvedendo alla promozione di un mercato delle agroenergie e stiamo stimolando importanti bacini territoriali verso la realizzazione di filiere innovative. Tutto questo si colloca in una visione organica della prospettiva energetica nazionale, che tocca gli aspetti legati al raggiungimento degli obiettivi di Kioto, gli obiettivi della programmazione energetica nazionale e la dimensione competitiva di questa opzione per importanti aree agricole  e forestali italiane.

La burocrazia continua a soffocare l’impresa. Dal sistema degli aiuti, ai controlli è un continuo proliferare di richiesta di documentazione. Sono previste azioni di snellimento e un maggiore investimento sul sistema della sussidiarietà rappresentata dal ruolo delle organizzazioni agricole? 

Lo snellimento del carico burocratico è senza dubbio tra gli obiettivi che stiamo perseguendo, in sintonia con le prospettive del percorso di riforma della PAC. In questa direzione le rappresentanze del mondo agricolo svolgono senza dubbio un ruolo importante, anche in virtù della loro articolazione territoriale, della tradizionale erogazione dei servizi agli operatori del settore. In questo senso importanti segnali stanno arrivando anche dalla recente programmazione regionale per il periodo 2007 – 2013.

L’agricoltura oggi è sempre più legata ai processi territoriali, ambientali e sociali. Questo presuppone una governance territoriale fatta di politiche integrate fondato anche su un nuovo rapporto fra Stato e Regioni.  Pensa di affrontare questi temi nella conferenza nazionale dell’agricoltura ?

In questi ultimi anni l’agricoltura è uscita da una dimensione esclusivamente produttiva, per abbracciare, sulla base delle istanze manifestate dalla società moderna, una prospettiva maggiormente composita, in cui il ruolo delle prestazioni ambientali, culturali e sociali ad essa afferenti è progressivamente aumentato di importanza. Questo ha generato in primo luogo una nuova rilevanza del profilo territoriale e dell’intimo legame tra pratica agricola e crescita sostenibile delle aree rurali. In questa prospettiva le capacità relazionali dei territori e il tema della governance sono divenuti straordinariamente rilevanti. In questo orizzonte straordinaria è l’importanza che la nuova programmazione per le aree rurali, gli accordi di programma e la dimensione distrettuale possono avere nel mettere a sistema le diverse componenti economiche, ambientali e sociali che contribuiscono allo sviluppo. Il rapporto tra Governo e Regioni è sempre intenso e sicuramente i prossimi appuntamenti consentiranno di continuare nell’approfondimento dei temi dell’integrazione e della coerenza tra le azioni programmate e intraprese ai diversi livelli decisionali.
 
Signor Ministro, come immagina l’agricoltore del futuro e soprattutto quale sarà la sua funzione economica e sociale nella società moderna ?

Immaginare l’agricoltura del futuro non è esercizio semplice. Recentemente insieme al Ministro britannico Milliband abbiamo cercato di apportare qualche elemento aggiuntivo alla riflessione in questione. Viviamo tempi di grandi cambiamenti. A fronte di evidenti dinamiche di crescita e ammodernamento che coinvolgono gran parte del mondo, viviamo gli effetti di profonde contraddizioni, che partono dai cambiamenti climatici e arrivano ai temi della sicurezza alimentare. La stessa direzione della progressiva liberalizzazione segna un punto di svolta al quale occorre guardare senza retroguardie protezionistiche. Oggi dobbiamo pensare al nuovo ruolo dell’agricoltura in un momento di crescita dei consumo mondiali. Il futuro dell’agricoltura va oltre la soddisfazione di un mero bisogno alimentare. Oggi il ruolo dell’agricoltura europea va ridisegnato, nella direzione intrapresa con la riforma del 2003. Un agricoltura che ha nella qualità la sua leva competitiva, nel rapporto con i territori la sua prospettiva di rigenerazione nel tempo, nel rapporto con la società la sua capacità di essere protagonista positivo del cambiamento.