Cilento, un viaggio magico in una terra di confine

Il Cilento, dove l’acqua ha creato la terra, è un accogliente territorio, talmente variegato ed indefinibile, da porre inizialmente al suo visitatore la prima domanda “Perché Cilento?”.
Cilento per il semplice fatto di essere la traslitterazione del termine greco-bizantino cenobio-kastron, il cui significato è ‘dominio dall’alto’, verso il fiume Alento. Un mondo visto da una parte precisa dell’Alento, quello di chi da Roma o da Cava de’ Tirreni era da qua dell’Alento, per significare che quello era il confine.
Il secondo quesito è: “Perché vado nel Cilento?”.
La risposta è scontata: “Per scoprire una terra ricca di storia e di natura, dove alla bellezza dei mitici templi di Paestum si contrappongono calette sabbiose, rocce a picco sul mare, aspre montagne, boschi remoti, fiumi puliti e silenzi d’altri tempi. Fiumi che degradano attraverso suggestive gole e burroni, come il Calore, che sfocia nei pressi di Capaccio, a ridosso delle rovine di Paestum, l’antichissima cittadella fondata nel VII secolo a.C. dagli Achei con il nome di Poseidonia e che ancora oggi con la sua cinta muraria, tre templi dorici e tempietti minori costituisce il più vasto e suggestivo complesso architettonico della Magna Grecia in terra Italica. In questa terra dove il genio greco trovò tutte le componenti per esprimersi nel più compiuto lavoro creativo dello spirito: sole presente in ogni stagione, ubertose colline panoramiche e refrigeranti brezze”.
Non a caso scrive Amedeo Maiuri, grande poeta dell’archeologia: “Dinanzi a questi monti ed ai chiusi valichi del retroterra, la greca Poseidonia adagiata con le cerchia delle mura nel piano, vi appare più umile, più bassa, quasi predestinata e rassegnata alla sua sorte di città straniera in terra nemica”.
Terza domanda: “Quale itinerario devo seguire per scoprire il Cilento?”
La visita al Cilento può iniziare da Battipaglia, l’antico centro fondato da Ferdinando II per accogliere i profughi di Melfi scampati al terremoto della cittadina lucana, per poi proseguire verso Capaccio e Paestum.
Visitata l’antica Poseidonia godetevi l’impareggiabile lungomare di Agropoli e il suo porto, dove sbarcò il generale Clark. D’obbligo una puntatina al castello e l’acquisto dei fichi secchi ripieni di cioccolato. Puntate adesso verso Santa Maria di Castellabate percorrendo la statale 267 dove nei suoi pressi si racconta di essere sepolta la sirena Leucosia. Il borgo marinaro vi apparirà all’improvviso immerso in un’atmosfera d’altri tempi con la sua chiesa di Santa Maria a Mare ricca di ex voto e dal cui sacrato parte ogni anno il 15 agosto una suggestiva processione sul mare. Proseguite il viaggio verso Acciaroli con le sue torri aragonesi, ma soprattutto cittadina del cosiddetto ‘u viecchiu’, che secondo la tradizione locale sembra aver ispirato Hemingway, vissuto qui per alcuni mesi nel ‘53, per il soggetto del suo capolavoro ‘Il vecchio e il mare’. Lasciata Acciaroli le vostre prossime mete saranno Pisciotta e Palinuro. La prima teatro di lotte in passato tra borboni, francesi e briganti, mentre a Palinuro convivono secoli di storia e di mitologia, di mondanità e di lavoro della natura, in un susseguirsi di magia che vi coinvolgerà e non ti lascerà più.
Attraversando suggestivi paesaggi raggiungerete Camerota, il cui nome sembra derivare da quella della bella greca, Kamaratòn, con un centro storico ricco di antiche vestigia. Ed ecco, infine, a Vallo della Lucania con la sua cattedrale, ma soprattutto il suo interessante museo diocesano, dove quadri di enormi dimensioni si alternano a pregevoli opere di oreficeria. Non si può lasciare Vallo della Lucania senza aver acquistato il suo celebre olio extravergine d’oliva.
Quarta domanda: “Cosa fanno le istituzioni per la salvaguardia di un ambiente di rara bellezza com’è il Cilento?”
La risposta la fornisce Angelo Villani, Presidente della Provincia di Salerno, che dice: “La nostra Provincia persegue tra i propri obiettivi la realizzazione di un qualificato programma di tutela e di valorizzazione dell’ambiente e delle risorse enogastronomiche. Originale e significativa articolazione è rappresentata, infatti, dalla Borsa Verde dei Territori Rurali Europei, che è organizzata dalla Provincia ed è sostenuta da un ampio partenariato istituzionale. L’iniziativa è nata per incentivare in modo più razionale ed organico un settore che va fino in fondo sostenuto in modo da esaltare le sue potenzialità ed orientare flussi turistici sensibili ad offerte principalmente incentrate sull’attrattiva naturalistica di vastissime aree dei Paesi del bacino del Mediterraneo, oltre che del Mezzogiorno d’Italia. Nel contesto attuale diventa fondamentale costruire reti relazionali interistituzionali. In prospettiva la Borsa Verde (in programma a Vallo della Lucania il 19-20-21 ottobre 2007) vuole diventare sempre più tassello non secondario di un processo di crescita elaborato al fine di produrre sviluppo: non solo turistico, ma vero e proprio sviluppo locale integrato”.
Last but not least: “Quali prodotti tipici si possono acquistare durante il viaggio nel Cilento?”.
Prima di tutto l’olio extravergine d’oliva di Vallo della Lucania, le cui piante d’olivo sono parte integrante del paesaggio. Il frutto, l’oliva, è fin dalla Magna Grecia presente e fondamentale nell’alimentazione, tanto che l’olio da esso ricavato è elemento base della dieta mediterranea, che nel Cilento è stata individuata e riconosciuta come la più salutare. Poi mozzarella di bufala, la cui origine viene ricondotta all’introduzione del bufalo in Italia, attestata dal XII secolo, il fico bianco del Cilento con la varietà Dottato, caratterizzata dal frutto bianco e il caciocavallo podolico degli Alburni, sicuramente il più apprezzato formaggio meridionale.
Strutturato e saporito, questo cacio proviene solo e soltanto da latte vaccino di razza Podolica, razza originaria dell´Asia maggiore che vive solo allo stato brado e si nutre liberamente. Così i bovini si rilassano di più, mangiano ciò che vogliono, dalle graminacee alle foraggiere, dalle bacche ai germogli, e fanno si che gli aromi passino direttamente nel Caciocavallo. La sua crosta è dura e compatta, la pasta omogenea e di color giallo paglierino quando fresco tende a scurirsi con l’invecchiamento. Il suo sapore delicato e caratteristico, diventa più deciso con la stagionatura.

Claudio Zeni