Consorzio delle Venezie pronto alla sfida. Il presidente Armani: «Si apre una nuova era per il nostro Pinot Grigio Doc»

Dove viene prodotta quasi la metà del Pinot Grigio che finisce sulle tavole di tutto il mondo? Nel Triveneto. Ma per paradosso proprio l’Italia è uno dei paesi tra minori consumatori (5%).

Dall’aprile del 2017 si batte per lo sviluppo delle attività di tutela e di promozione in Italia e all’estero della denominazione di origine il Consorzio DOC delle Venezie. Che sia DOC delle Venezie o che venga etichettato secondo i disciplinari di una delle 20 DOC territoriali che storicamente producono Pinot Grigio, a partire dalla vendemmia 2017 tutto il prodotto Triveneto viene certificato in modo tale da comporre un sistema coordinato e garantito a vantaggio del consumatore finale.

Proprio il Consorzio DOC delle Venezie sarà presente a Siena il 5 febbraio per il Kickoff di Qualivita in cui si farà il punto sulle indicazioni geografiche e sulle opportunità di crescita del sistema delle denominazioni.

Ad agricultura.it il presidente del Consorzio Albino Armani

Quale è il bilancio del primo anno e mezzo di attività? «E’ stato il periodo della nascita e della convivenza tra Igt (scomparsa il 31 luglio 2018) e la Doc. E’ difficile fare un bilancio ma abbiamo lavorato molto per accompagnare l’intera filiera sul mercato e la prima risposta è stata positiva: nel 2018 sono state commercializzate più di 200 milioni di bottiglie».

Il 2019 sarà l’anno della consacrazione? «Il 22 febbraio nascerà il nuovo Cda e sarà il più bel Cda dei consorzi italiani di tutela, posso solo svelare che sarà formato dalle “teste del vino” tra le più importanti e performanti che abbiamo nel nostro Paese. Si chiuderà dunque la fase preparatoria e il Consorzio partirà con una nuova pelle, e si aprirà una nuova era il nostro Pinot Grigio Doc. Ovvio che vogliamo chiudere il 2019 senza invenduto, dovendo fare una previsione si parla di circa un milione e 600mila ettolitri di vino».

Quali sono i mercati che più apprezzano questo vino bianco fermo? «Il nostro Pinot Grigio Doc è esportato in Usa per il 37%, in Inghilterra per il 25% e in Germania per il 10%. Il nostro impegno è quello di allargare il mercato in nuovi paesi e valorizzare il prodotto anche in Italia dove il consumatore è abituato a bere un vino a denominazione e poco incline al vino varietale. Il primo sforzo del nostro Consorzio è stato quello di lavorare per sfatare il falso mito che il Pinot Grigio sia un vino banale. Non è assolutamente vero e devo dire che i nostri primi sforzi in questa direzione sono stati ripagati in termini di riposizionamento dell’immagine del vino».

Come si può rafforzare il sistema delle Indicazioni Geografiche? «Partendo dal rapporto con il consumatore che deve comprendere come la tutela di un prodotto sia prima di tutto tutela consumatore stesso. Credo che gli enti di certificazione avranno un ruolo sempre più importante per diffondere il concetto che tracciabilità sia sinonimo di valore. Il patto con il consumatore, infine, deve essere fatto di certezze e non di concetti aleatori».