Maltempo, in alcune aree del Nord Italia perso il 30-40% del mais e ritardi in campagna. Cai: allerta fra gli agromeccanici e rischio aumento costi

È allerta massima a causa del maltempo anche fra gli imprenditori agromeccanici, chiamati a intervenire per il ripristino dei terreni allagati e anche a seminare di nuovo nel caso in cui le gelate o l’eccessiva pioggia abbia mandato in forte stress la pianta, al punto da rendere necessario una nuova messa a dimora del seme.

“Stiamo dialogando con le associazioni di categoria e al nostro interno – annuncia il presidente della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, Gianni Dalla Bernardina – per chiedere sostegno alle istituzioni e per accelerare il percorso di riconoscimento del comparto agromeccanico, sollecitato anche dal sottosegretario alle Politiche agricole, Franco Manzato”.

La categoria degli imprenditori agromeccanici, ricorda infatti il presidente di Cai, “ad oggi non può beneficiare di alcuna misura straordinaria prevista per il mondo agricolo e non può assicurarsi contro il mancato reddito causato da ondate di maltempo eccezionale”.

Il rischio paventato da Cai è che eventuali azioni per il ripristino delle condizioni ottimali nei campi rappresenti un costo non coperto dalle imprese agricole o dal sistema, finendo col pesare nuovamente ed esclusivamente sulle imprese che svolgono servizi meccanizzati in conto terzi.

In alcune province del Nord Italia Cai stima di dover riseminare fino al 30-40% del mais già piantato lo scorso aprile, per non parlare dei ritardi nella raccolta dei foraggi, nei pericoli di marcata diffusione di malattie fungine nei cereali a paglia, nei ritardi delle trinciature di cereali destinati ai digestori per la produzione di biogas.

In alcuni casi le aziende agricole pensano di lasciare i terreni incolti e non rischiare in una stagione – riferisce Cai – dove si preannunciano cali produttivi diffusi in molte coltivazioni, proprio a causa del maltempo. Qualora invece le imprese agricole ricorressero a nuovi interventi degli imprenditori agromeccanici, dovrebbero calcolare – per quanto fossero applicate tariffe di favore – un aumento dei costi di produzione.

“In questo scenario non si può che auspicare un intervento di sostegno da parte dell’Unione europea o del governo italiano, a tutela della filiera”.