Anomalie del clima hanno dimezzato la produzione di pesche e nettarine in Italia

ROMA – Annata da dimenticare per le pesche e nettarine nazionali, con una produzione seriamente compromessa dalle gelate della scorsa primavera e prezzi che, nonostante la carenza di offerta italiana e comunitaria non riescono ad essere sufficientemente remunerativi per i produttori.

Lo segnala l’Ismea nel suo report Tendenze (LINK)

dedicato alla frutta estiva, da cui emerge una contrazione produttiva del 44% rispetto alla media del quinquennio 2015-2019 e del 10% rispetto alla scorsa campagna, a sua volta tra le peggiori di sempre. All’origine di questo calo, ci sono sia la riduzione delle superfici investite sia l’andamento climatico anomalo con gelate tardive sopraggiunte dopo settimane caratterizzate da temperature superiori alla media che avevano determinato l’accelerazione della fase vegetativa degli alberi da frutta. L’impatto sui frutteti è stato particolarmente devastante in Emilia- Romagna, Veneto e Piemonte, ma si sono contati danni anche al Sud, in particolare in Campania. Anche in Europa, sempre a causa delle bizzarrie del clima, la produzione ha subito un calo significativo, stimato attorno al 18% in meno sullo scorso anno.

Più nel dettaglio, in base alle previsioni la produzione comunitaria si attesterebbe su circa 2,4 milioni di tonnellate, contro i 3 milioni del 2020 e i 3,7 milioni medi del quinquennio 2015-2019, mentre in Italia ammonterebbe a circa 720 mila tonnellate.

Nonostante la carenza di offerta, le prime fasi della campagna commerciale sono state contraddistinte da una domanda poco dinamica e da prezzi all’origine mediamente più bassi rispetto all’anno precedente e inferiori alle attese dei produttori. Le riduzioni del prezzo all’origine riguardano tutte le tipologie di prodotto e tutte le piazze di produzione monitorate da Ismea anche se l’entità delle variazioni è diversa da caso a caso. In generale, nel mese di giugno 2021, i prezzi all’origine di pesche e nettarine si attestano intorno a 0,84 €/kg. Si tratta di un valore inferiore del 10% rispetto al prezzo di giugno 2020, ma comunque superiore del 42% rispetto al prezzo medio di giugno nel biennio 2018-2019.

Per quanto riguarda gli scambi con l’estero, in Italia, nonostante una produzione di qualità e potenzialmente eccedentaria rispetto al fabbisogno nazionale, si assiste anno dopo anno alla progressiva riduzione delle esportazioni e all’aumento delle importazioni, soprattutto di prodotto spagnolo precocissimo e precoce. Di conseguenza il saldo della bilancia commerciale si sta deteriorando sempre più: solo negli ultimi quattro anni è passato da un attivo di 77 milioni di euro del 2017 a un passivo di 14 milioni nel 2020, con un ulteriore peggioramento atteso per il 2021.

 

 

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