Pre Vertice Fao, l’intervento del Ministro Patuanelli: un vertice del popolo

ROMA – “Potremmo chiamarlo vertice del popolo. Siamo ancora lontani dalla fame zero ma il G20 ha messo questo obiettivo al centro della propria agenda”. E’ quanto ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole e alimentari Patuanelli al pre vertice della Fao sui sistemi alimentari. Patuanelli ha indicato 4 obiettivi: eradicare la povertà, promuovere una agricoltura sostenibile, maggiore consapevolezza dei consumi e tutela dei modelli legati al territorio.

L’intervento integrale

Sono onorato di partecipare al Pre-Food Systems Summit e di contribuire al dibattito sulle diete salutari.
Questo evento può essere letto come un “Vertice del popolo” dal quale ci viene chiesto di riflettere sulla trasformazione dei sistemi alimentari verso modelli sostenibili e più equi.
Vorrei iniziare il mio intervento ricordando le parole di Ippocrate, padre della medicina occidentale, il quale scriveva: “Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo”, sottolineando, in tal modo, la responsabilità di ciascuno di noi nel rapporto col cibo, nella scelta della quantità e della qualità di ciò che mangiamo.
Un approccio responsabile ci consente di evitare squilibri nutrizionali e metabolici, soddisfare il gusto attraverso una ricchezza di sapori, combinando tutte le sostanze nutritive (proteine, carboidrati, grassi), sali minerali e vitamine necessarie all’organismo per mantenersi in buona salute.
Non esiste, infatti, un prodotto che contenga tutte le necessità nutritive. Il modo più semplice e sicuro per garantire l’apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili è variare il più possibile le scelte e combinare opportunamente i diversi alimenti.
Oggi il Pre-Summit ci dà l’opportunità di riflettere sulle cause delle diete malsane e sulle possibili soluzioni. Ritengo che per assicurare una dieta salutare a tutti sono necessarie 4 condizioni:
1. L’eradicazione della povertà affinché tutti possano avere accesso al cibo. 2. La promozione dell’agricoltura sostenibile e di processi di trasformazione sostenibili.
3. La consapevolezza dei consumatori.
4. La tutela e la promozione di modelli alimentari legati al territorio.

Prima condizione
L’accesso al cibo sano e la sicurezza alimentare sono al centro del dibattito internazionale. Purtroppo, i dati ci dicono che non siamo ancora in linea con l’obiettivo “fame zero” e che occorre lavorare molto per raggiungere questo traguardo entro il 2030. La Presidenza italiana del G20 ha posto questo obiettivo al centro della propria Agenda. Ne abbiamo parlato a Matera e ne parleremo ancora a Firenze, in occasione della riunione dei Ministri dell’agricoltura. Inoltre, avendo in mente l’obiettivo fame zero, l’Italia promuove la Food Coalition, iniziativa lanciata dalla FAO come risposta concreta all’emergenza Covid 19, pandemia che ha messo a dura prova i sistemi alimentari, di produzione e distribuzione del cibo e che ha drammaticamente incrementato il numero di persone nel mondo che vivono al di sotto dei livelli minimi di nutrizione, portando il numero complessivo ad oltre 800 milioni.

Seconda condizione
La promozione dell’agricoltura sostenibile. Il cibo sano è frutto di un enorme impegno degli agricoltori. Dobbiamo ricordarcene sempre. La nostra dieta e la sua salubrità è il frutto di un lavoro quotidiano di milioni di agricoltori che ogni giorno si prendono cura dei prodotti agricoli che entrano a far parte della nostra dieta. Colgo l’occasione per ricordare quanto siano importanti gli agricoltori nel sistema alimentare e quanta attenzione vada prestata alla loro formazione, al trasferimento della conoscenza e dei risultati della ricerca, affinché gli agricoltori possano produrre prodotti sempre più salutari e rispettosi dell’ambiente. Inoltre, è necessario garantire la responsabilità di tutti gli attori coinvolti nel sistema alimentare e la equilibrata ripartizione del valore aggiunto che proviene dall’agricoltura, riscoprendo il valore delle filiere. Della sostenibilità dei processi produttivi agricoli parleremo il 16 settembre a Firenze nell’Open Forum del G20 sull’agricoltura sostenibile. Evento che precederà la vera e propria ministeriale.
Terza condizione
La consapevolezza dei consumatori. I consumatori non devono essere guidati e condizionati nelle loro scelte, ma devono essere adeguatamente informati. Sappiamo che le abitudini alimentari incidono sulla salute dei cittadini e dei consumatori. Per tale ragione è necessario porre i consumatori nella condizione di scegliere in maniera equilibrata gli alimenti che compongono la propria dieta. In Italia siamo convinti dell’importanza dell’educazione alimentare già in età scolare e abbiamo sperimentato forme di etichettatura che forniscano informazioni complete al cittadino, il quale è chiamato ed ha il diritto di fare scelte consapevoli del prodotto che decide di consumare e del processo produttivo attraverso il quale i vari prodotti sono stati ottenuti. E’ fondamentale che non ci si lasci tentare dalla semplificazione eccessiva del linguaggio, un vizio che potrebbe portare all’appiattimento delle tipicità dei territori e all’omologazione e al livellamento della cultura alimentare, purtroppo credo verso il basso.
Quarta condizione
Infine, qualche riflessione sulla tutela e la promozione di modelli alimentari legati al territorio, alla cultura, storia e geografia del Paese o dell’area geografica in cui la dieta si sviluppa. Non esistono sistemi alimentari che vanno bene per tutti e non ci sono diete che possono essere sviluppate in tutti i Paesi. Poiché la dieta fa parte delle abitudini di vita dei popoli, esistono diverse combinazioni di alimenti che determinano diete differenziate. Del resto, la parola dieta, deriva dal termine latino diaeta, che vuol dire «modo di vivere».
E a questo proposito vorrei sottolineare l’importanza della “dieta mediterranea”, concetto che va oltre la delimitazione geografica che potrebbe far desumere il suo nome. La dieta mediterranea, oltre ad essere un elenco di alimenti da assumere, è un vero e proprio stile di vita, ed è Patrimonio dell’Unesco non soltanto per il suo valore salutistico, ma anche il suo valore culturale, un valore che riafferma anche il suo ruolo di promotore della qualità ambientale, sociale e culturale.
In definitiva la vera risposta per contrastare il cibo malsano, quello cosiddetto spazzatura, è il ritorno alle tradizioni immerse nella modernità con prodotti a indicazione geografica che esaltano il territorio, ecosostenibili e con la tendenza alla scelta della dieta mediterranea intesa come stile di vita.

Prima di chiudere il mio intervento, vorrei richiamare il tema delle perdite e degli sprechi alimentari.
Nel cammino verso la trasformazione dei sistemi alimentari, la lotta agli sprechi appare di fondamentale importanza. Lo spreco alimentare riguarda tutti i passaggi che portano gli alimenti dal campo alla tavola e colpisce indistintamente tutti i Paesi. La formulazione di politiche efficaci per la perdita e la riduzione degli sprechi alimentari richiede informazioni complete su quanto e dove – sia geograficamente che lungo la catena di approvvigionamento – i vari alimenti vengono persi o sprecati.
L’Italia ha fatto un deciso passo in avanti con l’entrata in vigore della legge sulla donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. Questa legge ha posto le basi per la costituzione del “Tavolo per la lotta agli sprechi e per l’assistenza alimentare”, quale strumento di partecipazione, monitoraggio e promozione che coinvolge tutti i rappresentanti della filiera agroalimentare, delle organizzazioni caritatevoli, della Grande Distribuzione Organizzata e delle altre amministrazioni interessate.
Per quantificare in modo univoco, statisticamente rilevante e scientificamente fondato i dati nazionali sulle eccedenze, sui recuperi e sugli sprechi alimentari, il mio Ministero si è dotato di un Osservatorio Nazione su Eccedenze, Recuperi e Sprechi Alimentari, che ha la finalità di ricercare, elaborare e tenere aggiornati i dati statistici quantitativi ed economici su eccedenze, recuperi e sprechi alimentari in tutte le fasi della filiera (produzione agricola, industriale, commercio, ristorazione, consumatore). Sul tema degli sprechi e delle diete salutari, l’Italia è pronta a condividere la propria esperienza e rafforzare la cooperazione internazionale, affinché insieme si possa contribuire ad assicurare diete salutari per tutti i cittadini del mondo.

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