lunedì 22 ottobre 2018

Bioenergy 2015 : la parola a Sofia Mannelli, presidente di Chimica Verde Bionet

 

Gli operatori del settore si preparano a confrontarsi a Cremona in occasione di tre appuntamenti in contemporanea: BioEnergy Italy, Green Chemistry Conference and Exhibition e Food Waste Management Conference (25-27 febbraio 2015).

Quali sono le opportunità? Chimica verde, gestione e trattamento di sottoprodotti, produzione di energia, in una parola: bioeconomia.
“In Italia, negli ultimi 40 anni, sono andati perduti 5 milioni di ettari di terreno. Sarebbe sbagliato continuare a pensare che le aziende agricole potranno sopravvivere solo in funzione di una produzione destinata al cibo: basti ricordare che su 100 euro incassati per i prodotti agroalimentari solo 1,8 euro torna all’agricoltore. Oggi l’agricoltura deve guardare alla multifunzionalità, e in essa trovano una corretta collocazione anche le colture dedicate alla chimica verde”. A parlare è Sofia Mannelli, presidente di Chimica Verde Bionet, associazione costituita da Legambiente per promuovere le attività legate, appunto, alla chimica verde.

Per individuare le colture dedicate alle bioraffinerie occorre valutare le caratteristiche del territorio dove le si intende produrre
Il mondo delle bioraffinerie è un mondo ancora tutto da esplorare, ma si tratta di un’esplorazione in grado di riservare solo sorprese interessanti. “Rispetto alle colture dedicate – spiega Mannelli – sarebbe fuorviante fornire un freddo elenco che in pratica direbbe nulla. Ben diverso è considerare che esse vanno identificate in base al territorio dove le si intende produrre per poi utilizzare al meglio tutte le molecole che le compongono. Credo che un esempio molto semplice sia altrettanto eloquente. Nel nord della Sardegna è stata avviata una sperimentazione che ha interessato 50 ettari di terreno destinati alla coltivazione del cardo. Ebbene, quel tipo di coltura nel sud della stessa regione non troverebbe le medesime, favorevoli condizioni di crescita.”

Suole da scarpe dagli scarti delle mele, cassette per il pesce in materiale biodegradabile. Dentro le bioraffinerie si nasconde un mondo da esplorare
Ricerca scientifica e tecnologia. Per una volta tanto l’Italia, parlando di bioraffinerie, non ha nulla da invidiare al resto del mondo. Ecco allora che dalle bioraffinerie nascono bioplastiche, fitofarmaci di nuova concezione, prodotti di biocosmesi, biolubrificanti a prezzi sempre più competitivi”. Gli esempi sono sorprendenti. “A Bolzano è sorta una cooperativa di servizi che con il 70% di scarti delle mele realizza delle suole da scarpe e un tipo di pellame da utilizzare nell’abbigliamento; a San Benedetto del Tronto invece, a seguito della necessità di smaltire ogni anno una media di 1 milione di tonnellate di cassette in polistirolo usate per lo stoccaggio del pesce, grazie alle bioraffinerie sono state realizzate delle cassettine in materiale biodegradabile che una volta utilizzate vengono poi gettate nei cassonetti dell’umido.”

Dove – A Cremona per scoprire tutte le opportunità
Questi temi di grande attualità e che offrono prospettive così interessanti saranno presentati a Cremona in occasione dei tre saloni dedicati alla bioeconomia: BioEnergy Italy, Green Chemistry Conference and Exhibition e Food Waste Management Conference, in programma dal 25 al 27 febbraio, che offriranno una panoramica completa sul settore, anche grazie a un ricco programma seminariale. Per scoprire tutti gli appuntamenti è possibile visitare il sito www.bioenergyitaly.com.



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