Microfiltrato fresco? Come non detto!

Fresco o semplice latte alimentare? Il latte microfiltrato, da protagonista degli scaffali delle grandi distribuzioni, torna ad occupare i banchi parlamentari. E dopo il dietrofront del ministro per le Politiche Agricole e Forestali, Gianni Alemanno, l´ago della bilancia è tutto dalla parte delle associazioni di tutela del latte fresco, dei consumatori e delle associazioni di categoria. Il microfiltrato non può essere “fresco”. Una dichiarazione che ha colto tutti di sorpresa, quella del ministro, che ha annunciato la stesura di due decreti interministeriali e un decreto legge all´approvazione del prossimo Consiglio dei Ministri, in base ai quali il latte microfiltrato non potrà più fregiarsi dell´appellativo di fresco, ma viene ridotto a semplice latte alimentare. Mentre, per evitare di confondere il consumatore “è fatto divieto dell´utilizzo in etichetta della denominazione “fresco” sui marchi di fabbrica o di commercio, ovvero in denominazioni di fantasia”. Con tanti saluti al “Fresco Blu” il marchio Parmalat che rischia di subire una brusca inversione di tendenza nell´immaginario del consumatore medio. Torna, invece, all´improvviso di grande attualità la legge 169/1989 che qualcuno voleva frettolosamente mandare in soffitta: due sole le dizioni che potranno essere utilizzate: “fresco pastorizzato” e “fresco pastorizzato di alta qualità”. In Italia l´inversione di tendenza è sembrata una necessità all´indomani della decisione del parlamento europeo di dare il via libera all´importazione di latte microfiltrato fresco proveniente dall´estero con una scadenza – secondo quanto previsto dal regolamento comunitario – a discrezione del singolo produttore (anche oltre 10 giorni più uno consentiti nel nostro Paese n.d.r.). E, per i produttori, in questo vortice di novità, un´ulteriore sorpresa. Con un apposito decreto, infatti, si garantirà la possibilità di mettere sul mercato, oltre al consueto latte fresco della durata di cinque giorni più uno, anche un prodotto super-fresco che, a discrezione, del produttore, potrà riportare in etichetta una data di scadenza addirittura inferiore. Tutto confermato, invece, per quanto riguarda l´obbligo di indicare in etichetta l´origine della materia prima. Meglio tardi che mai verrebbe da dire. “Finalmente un decreto che giunge a far chiarezza – ha commentato Massimo Pacetti, presidente Cia – e che apre, per il settore, prospettive di ampio raggio”. Dello stesso parere Augusto Bocchini, presidente di Confagricoltura che in tempi non sopsetti aveva chiesto una moratoria della legge che aveva portato a questa nuova categoaria di latte fresco. Sulla tracciabilità in etichetta della materia prima esulta anche Coldiretti che ha espresso felicità per i consulatori e per i produttori. Unanime anche il coro che si è sollevato dalle associazioni di produttori di latte fresco. “Il decreto che prevede l´uso dell´aggettivo " fresco" riferito soltanto al latte pastorizzato e al latte di alta qualità – ha sottolineato Franco Cervelin, presidente di Frescolatte – tutela l´intera filiera del latte italiano e costituisce un primo passo per valorizzare le produzioni nazionali di qualità. Non siamo contrari per principio ai nuovi procedimenti di lavorazione del latte – aggiunge Cervelin – ma il consumatore ha diritto di sapere con chiarezza cosa compra e quali sono le differenze tra i prodotti che trova nello scaffale del supermercato o nel negozio sotto casa. D´altra parte i produttori italiani di latte fresco e ad alta qualità hanno il diritto di veder riconosciuto il valore del loro lavoro”.

Cristiano Pellegrini

cristiano.pellegrini@agenziaimpress.it

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