Tradizione e innovazione. Così si rilanciano gli allevamenti, strategie condivise per uscire dalla crisi

bufale«La zootecnia meridionale va potenziata e rilanciata, ha un ruolo fondamentale per la tenuta dell’economia locale, non solo agricola, si inserisce in tradizioni consolidate dell’agribusiness». Lo ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi nel corso del convegno che, non a caso, l’Organizzazione ha voluto tenere alla Reggia di Caserta. “Terra di Lavoro” ha infatti una spiccata vocazione allevatoriale bovina e bufalina, che si traduce poi in formaggi a pasta filata unici, come la Mozzarella di bufala campana Dop. Testimonial di un modo di fare allevamento all’avanguardia nel Mezzogiorno è certamente Cirio Agricola, a Piana di Monte Verna (CE), che è la più grande azienda zootecnica italiana e che rientra tra le prime cinque in Europa, con una produzione giornaliera di 48 mila litri di latte.

Gli allevamenti nel Sud Italia, i numeri Potenzialità e vocazioni territoriali si scontrano però con la crisi profonda, in atto, della zootecnia meridionale che frena lo sviluppo. Le statistiche attestano le difficoltà degli allevamenti nelle regioni meridionali, con tendenze peggiori rispetto al quadro nazionale (dati 2000-2015, vedi tabella); ad esempio per il latte, mentre a livello nazionale si assiste ad un trend positivo (bovino e bufalino +15%, ovino e caprino  30%), nel Mezzogiorno si riscontrano dati fortemente negativi (bovino e bufalino -11%, ovino e caprino -28%). Per quanto riguarda specificatamente il settore bufalino va comunque sottolineato il rilevante aumento dei capi nelle regioni del Mezzogiorno nel periodo 2002-2015 (+115%). Anche nel caso dei suini, unico settore in cui nel Meridione si riscontra un trend positivo (+8%), i dati rivelano comunque una crescita inferiore rispetto a quella nazionale (+29%).

Una strategia condivisa contro la crisi «Bisogna partire dalla crisi – ha detto Guidi nel corso della tavola rotonda a cui è intervenuto anche il ministro per le Politiche  agricole Maurizio Martina –  per cambiare passo e concretizzare una nuova strategia che faccia perno su tre elementi: diversificazione, innovazione e sostenibilità. Le risorse dei Piani di sviluppo rurale delle Regioni devono essere finalizzate anche a questo obiettivo». Ad avviso del presidente di Confagricoltura è importante la diversificazione delle produzioni zootecniche che si ottiene anche con la trasformazione aziendale di carne e latte e con la produzione di energia da fonti rinnovabili; fondamentale poi l’innovazione, di prodotto e di processo, per ridurre i costi ed accrescere il valore delle produzioni; è quindi necessario accelerare nell’ottica dell’allevamento sostenibile, attivando servizi ecosistemici e pure iniziative di inclusione sociale per promuovere la crescita e lo sviluppo dei territori. «L’obiettivo che ci siamo posti – ha concluso il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – è quello di sviluppare un settore zootecnico imprenditoriale che sappia cogliere le opportunità di produrre in chiave innovativa e moderna, che sappia acquisire valore aggiunto operando in proprio o in sinergia con gli altri settori produttivi attraverso iniziative di agronetwork o reti di imprese; che produca anche energia rinnovabile; che sia attento al benessere animale, ai territori ed alle risorse ambientali, ma anche socialmente inclusivo».