Agroalimentare. Cia in prima fila nella lotta alle frodi nel settore

Dopo numerose udienze ed un articolato dibattimento, durato quasi due anni, si è chiuso il primo grado di giudizio a carico di noti imprenditori caseari del casertano, responsabili di avere commercializzato mozzarella di bufala, adulterata o contraffatta mediante la somministrazione illegale di dosi di vaccino antibrucellosi RB51 ai capi bufalini adulti.

Con sentenza del 5 novembre scorso, infatti, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha ritenuto fondato l’impianto accusatorio prospettato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, condannando gli imputati alla pena di mesi 8 di reclusione, e soprattutto, al risarcimento dei danni in favore di Cia-Agricoltori Italiani, costituitasi parte civile. La portata della sentenza è per certi aspetti storica, perché per la prima volta Cia è stata riconosciuta danneggiata dal reato in un processo penale di questo tipo, quindi legittimata a costituirsi parte civile ed ottenere la condanna degli imputati al ristoro dei danni all’immagine subiti dall’organizzazione a seguito delle condotte di frode agro alimentare. Analoghe iniziative giudiziarie sono attualmente avviate da Cia per la vicenda della frode del “vino in polvere”, presso la Corte di Appello di Bologna e per l’olio taroccato presso il Tribunale di Trani.