Vino, l’Italia fa scuola alla Cina. A Shangai si impara il Made in Italy al China Wine Summit

Il vino italiano fa scuola in Cina. Brunello, Amarone, Prosecco, Barolo ed Etna rappresenteranno l’Italia al China Wine Summit (Shanghai 23-24 febbraio 2019) dove ogni anno vengono premiati da critici ed esperti internazionali del settore i migliori vini cinesi. “Alcuni vini cinesi sono tecnicamente perfetti ma mancano di anima” dice Silvana Ballotta, Ceo di BS Business Strategies, unica società italiana presente alla manifestazione cinese con una Master Class dedicata al valore e alla promozione del Made in Italy.

“I cinesi si stanno aprendo al mondo del vino con delle produzioni anche di qualità ma riconoscono al vino italiano quel patrimonio di storia e cultura che ancora a loro manca e che noi dobbiamo imparare a raccontare di più”.

Secondo l’elaborazione dell’osservatorio di Business Strategies, nonostante una crescita delle esportazioni che nel quinquennio 2012/2017 ha raggiunto il +93,1%, il Belpaese si classifica ancora solo 28° tra i fornitori di food&wine in Cina con una quota di mercato che non arriva allo 0,5%, 7° tra i soli competitor europei. Un dato che migliora sul fronte vino, dove l’Italia nel primo trimestre 2018 ha conquistato il quarto posto e una market share pari al 7% delle importazioni complessive di vino in Cina. “Soffriamo di un deficit di conoscenza che si traduce in un deficit di posizionamento e di mercato -prosegue Ballotta. Una migliore promozione integrata dell’Italia, non solo in Cina ma nel mondo, potrebbe portare ad un valore economico aggiuntivo di oltre +45 miliardi di euro. Parliamo di un valore che può raggiungere fino al 14% del PIL attuale”. (Dati elaborati da The European House – Ambrosetti).

”L’Italia può tornare ad essere competitiva sui mercati internazionali a patto che ci sia un brand ombrello in grado di rappresentare tutti i produttori e delle strutture qualificate in grado di accompagnare nel mondo le aziende rappresentative del made in Italy e di fare formazione sul consumatore finale che è poi quello che stabilisce il successo di un prodotto rispetto ad un altro”.

Il vino italiano in Cina. Nel 2017 l’export ha raggiunto i 130 Milioni di euro, quasi nove volte rispetto al 2017. Entro il 2022 è prevista una crescita del +38,5% (Dati Istat). Nei prossimi cinque anni, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, il reddito medio pro-capite in Cina dovrebbe aumentare del 50%, con più di sei cinesi su dieci concentrati nelle aree urbane.

 China Wine Summit. Con 1000 visitatori e 30 espositori è la manifestazione più grande e più influente sul vino cinese organizzato da Shanghai Morning Post e Tastespirit. Unitamente alle sezioni dedicate al vino cinese ospiterà le master classes di Jancis Robinson (critico enologico di fama mondiale), Bernard Burtschy (Presidente dell’Associazione di stampa vinicola francese), Ian d’Agata (critico enologico per l’International Wine Cellar di Stephen Tanzer) e Silvana Ballotta (CEO BS Business Strategies)

 

Business Strategies con sede a Firenze accompagna le PMI italiane sui mercati esteri nei settori dell’agroalimentare e del lusso. Un “professional trainer” per l’internazionalizzazione che assiste oltre 500 imprese del Made in Italy con l’obiettivo di creare nuove occasioni di business e di rendere competitive le aziende sui nuovi mercati. A Shanghai ha fondando la prima accademia di vino italiano dedicata al consumatore cinese: la “Taste Italy! Wine Accademy”. Business Strategies vanta collaborazioni e partnership con importanti società di ricerca, associazioni culturali e commerciali, governative e non, e con lo Shanghai Media Gruppo, il secondo gruppo media più grande in Cina.