Agricoltura non solo aggregato economico ma scrigno di valori e opportunità. Tiso (Confeuro): serve una Pac più coraggiosa

Andrea Michele Tiso, presidente Confeuro

Andrea Michele Tiso, presidente di Confeuro, ospite ad agricultura.it per fare il punto sull’agricoltura italiana poche settimane dopo il voto europeo. Ecco cosa pensa della prossima Pac e quali sono le priorità per il settore primario italiano il numero uno nazionale di Confeuro la Confederazione degli agricoltori europei.

Presidente Tiso, dopo le elezioni europee di fine maggio quale Europa vorrebbe e quale attenzione per l’agricoltura?

Io vorrei un’Europa con l’agricoltura al centro, e questo perché la crescita del primario significa tutela dell’ambiente e del paesaggio; cibo sano; biodiversità, ma soprattutto una progettualità mirata a dar vita a dei modelli di crescita sostenibili e in grado di garantire un futuro alle prossime generazioni. Noi della Confeuro lo abbiamo detto più volte: non vediamo nel comparto agroalimentare un semplice aggregato economico, ma un mondo al cui interno esistono valori, passioni e opportunità in grado di risollevare un sistema che vive oggi una profonda crisi, non solo economica, ma anche sociale e culturale.

All’indomani del voto ha parlato di una Pac “diversa e più coraggiosa”. A cosa si riferisce, che Pac vorrebbe?

La Pac è una riforma estremamente importante, e non solo perché riguarda quasi il 40% del bilancio comunitario, ma anche perché rappresenta una riforma che unisce tutti i cittadini europei sui meccanismi di produzione, distribuzione e commercializzazione dei beni di prima necessità. La nuova Pac dovrà avere l’ambizione di essere un lavoro condiviso in cui l’Italia faccia sentire il suo peso, non solo per la sua capacità di premere sulle istituzioni europee, ma soprattutto per la qualità della sua agricoltura.

C’è un altro aspetto della Pac che richiede grande coraggio; ed è la necessità di una svolta verde che viri con determinazione verso la sostenibilità. Bisogna mettere fine agli allevamenti intensivi e comprendere che la vera battaglia sta nel far convergere gli interessi del settore agricolo con quelli per la tutela dell’ambiente. La nuova Politica Agricola Comune va ripensata in questo senso e non più, come invece è ancora oggi, sulla base degli appetiti delle multinazionali dell’agroindustria.

Confeuro sta puntando da tempo – ed anche negli ultimi lavori congressuali – sull’agroecologia: a che punto siamo in questo percorso? Cosa può e cosa deve fare l’Europa?

L’agroecologia viaggia di pari passo con la sostenibilità; ed è quindi un passaggio essenziale da rilanciare in termini nazionali ed europei. In questo quadro l’Europa può fare molto e piò farlo proprio attraverso una Politica Agricola Comune che premi chi attua produzioni compatibili con la tutela del paesaggio e dell’ambiente. Il greening, anche tenuto conto delle tante difficoltà burocratiche, non può essere la risposta giusta a queste esigenze; bisogna piuttosto guardare con forza agli obiettivi dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dialogare con il mondo dell’associazionismo che si sta battendo con forza per un primario diverso.

Siamo convinti che nei prossimi anni per essere competitivi sul mercato sarà necessario oltre che trasmettere ai consumatori la storia e la cultura che c’è alla base di un prodotto, anche comunicare con chiarezza se un prodotto è ecosostenibile o meno. Da subito si rende necessario tracciare dei processi riconosciuti a livello europeo e poi mondiale che possano qualificare un prodotto rendendolo ecosostenibile a differenza di altri. Il nostro Paese, già pionere in tal senso, può diventare il punto di riferimento per tracciare con chiarezza i sistemi di certificazione relativi all’ecosostenibilità dei processi agronomici e delle produzioni agricole.

E’ arrivato il momento di dare concretezza assoluta al termine agroecologia garantendo alle produzioni nostrane un vantaggio sui competitor internazionali ed un nuovo ed ancora più intenso appeal verso i consumatori del pianeta.

Agricoltura italiana. Qual è a suo avviso lo stato di salute del comparto? Quali sono i settori in maggiore difficoltà ed i punti di forza su cui puntare?

La sensazione è che manchi una visione di insieme, un piano, una strategia. Si continua a ragionare per misure tampone che a volte funzionano e a volte no. Il latte in Sardegna e la Xylella in Puglia vengono raccontate come vicende scollegate, ma invece non lo sono e vanno tutte contestualizzate all’interno del vasto mondo agricolo. C’è poi un altro aspetto che non capisco delle misure che il ministero per le Politiche Agricole sta assumendo in questi mesi: perché considerare il comparto agroalimentare così connesso al turismo quando uno è parte del settore primario e l’altro del terziario? E soprattutto perché si possono collegare agricoltura e turismo e non agricoltura e ambiente?

L’agricoltura italiana ha un grande vantaggio sui suoi competitor, ma non deve adagiarsi perché nel contesto globale nel quale siamo non è facile riuscire a conservare le eccellenze. Per riuscirci bisogna lavorare costantemente; ed è per questo che auspico la convocazione dei principali attori del primario da parte del ministero per sanare le tante falle sistemica e di filiera che pur ci sono.

Nei giorni scorsi avete ‘celebrato’ una giornata dei diritti, aprendo ai cittadini le porte delle diverse sedi italiane del Caf e del Patronato Labor della Confeuro. Quanto è importante informare e stare vicino alla società civile ed al mondo delle imprese?

Il successo che abbiamo avuto in questi anni si basa tutto sulla capacità di essere utili ai cittadini. Noi non siamo mai stati, né vogliamo essere, una di quelle organizzazioni della rappresentanza che vivono vicine al mondo della politica ma distanti dalle persone. Soprattutto in questo momento storico, dove regna la confusione e l’incertezza, dobbiamo essere al fianco di chi ha maggiormente bisogno. E’ partendo da queste considerazioni che abbiamo lanciato queste iniziative mirate a spiegare a chiunque lo desiderasse la complessità di alcune norme. Come abbiamo detto più volte: la burocrazia è uno dei maggiori mali del nostro Paese e la colpa non è di chi non riesce a interpretare dei provvedimenti così complessi, ma di chi li elabora e li redige proprio perché non siano alla portata di tutti. Noi di Confeuro abbiamo molto chiaro il mandato che ci è stato dato dalle centinaia di migliaia di assistiti che ci hanno scelto, e intendiamo rispettarlo.