Tartufi coltivati fuori dal suolo. Urbani finanzia ricerca triennale dell’Università della Tuscia

Nuova alleanza tra Urbani Tartufi e il mondo universitario. L’azienda umbra, leader mondiale di mercato, ha infatti deciso di cofinanziare, assieme al Dipartimento per l’innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali dell’Università della Tuscia a Viterbo, una ricerca triennale sui nuovi sistemi di tartuficoltura da reddito in ‘soilless’ (fuori suolo). L’obiettivo è sviluppare protocolli di micorizzazione (la simbiosi tra pianta e tartufo) e coltivazione delle piante tartufigene in un’ottica di economia circolare e di efficienza. Oggetto dell’indagine sarà anche il microbioma (il patrimonio genetico) delle piante per individuare organismi che accelerino e mantengano la simbiosi sia in vivaio che nelle piantagioni da reddito. La ricerca, curata dalla dottoranda Sofia Pagliarini, si concluderà a novembre 2021.

«L’agricoltura in soilless è la nuova frontiera della tartuficoltura – ha dichiarato Giammarco Urbani – Un’alternativa sostenibile alle coltivazioni tradizionali, che molto può fare sul fronte della produttività delle tartufaie italiane, in visibile calo negli ultimi anni. Un’emergenza alla quale Urbani Tartufi risponde con progetti come Truffleland ma anche con investimenti per la ricerca ed una nuova politica aziendale “green”, un vero e proprio volano che sarà d’ispirazione per ogni scelta futura: dal recupero delle acque di lavaggio dei tartufi dense di spore che verranno impiegate per irrigare le tartufaie, alla sostituzione della plastica nelle sedi Urbani in Italia e nel mondo, con tutti i packaging ottenuti con materiali riciclabili. Sarà un processo lungo per il quale abbiamo sottoposto una parte del nostro team ad un percorso di formazione specifica dal nome “CARING FOR THE EARTH: A STRATEGY FOR SUSTAINABLE LIVING” – conclude Giammarco Urbani – e siamo molto determinati a realizzare un importante passo che possa essere d’esempio».

L’iniziativa con l’Università della Tuscia rappresenta, infatti, un esempio concreto di come si possano rafforzare iniziative di cooperazione tra Enti di ricerca e soggetti privati su obiettivi comuni e strettamente legati a filiere produttive ad alto valore aggiunto del nostro Paese.