Un business day sui trend del mirtillo. Aggregazione, comunicazione e trade il successo del superfrutto

Fare network, ma anche promozione e comunicazione: sono tanti i temi toccati in occasione del Mirtillo Business Day, il primo convegno italiano interamente dedicato al mirtillo e alle sue potenzialità sul mercato interno, che ha avuto luogo ieri presso il Fico Eataly World di Bologna.

Thomas Drahorad

Ad aprire i lavori e a moderare l’incontro è stato Thomas Drahorad, presidente di NCX Drahorad e organizzatore del convegno, che ha dato il benvenuto ai partecipanti, tra i quali erano presenti i principali rappresentanti della produzione italiana di questo “superfrutto”.

Hans Liekens, Commercial Manager di EMEA – Fall Creek Farm & Nursery Inc., ha presentato una panoramica dei consumi e della penetrazione del mirtillo nel mondo, catturando l’attenzione sui dati 2018 del Regno Unito, che detiene il primato con una penetrazione del 50% (1 persona su 2 consuma mirtilli) e con un consumo di circa 1,4 kg procapite (+66% rispetto al 2017). Facendo un confronto con il Regno Unito, il consumo annuale in Europa da qui a 5 anni si attesterà potenzialmente intorno alle 645 mila tonnellate e per arrivarci mancano quindi 20 mila ettari di piantagioni. “Il mercato globale è trainato dall’offerta – commenta Liekens – È necessario aumentare i volumi per incrementare il consumo. E per fare grossi volumi, è importante automatizzare i processi”.

Anche Rafael Barona Martinez, Procurement Manager di Berry Gardens (UK), ha analizzato il successo del mirtillo nel Regno Unito, ragionando sulle ragioni che hanno portato a questi dati di consumo. Gran parte del merito va alla capacità di fare network. Grazie infatti alla British Summer Fruit, un’associazione che rappresenta il 95% dei maggiori produttori di piccoli frutti, questi ultimi hanno finanziato e gestito azioni promozionali supportate da medici ed esperti, campagne di comunicazione social e una consistente attività di PR. Non ultimo, la BSF fornisce consulenza ai maggiori supermercati, fornendo un’analisi di cosa ha funzionato in passato e di cosa si potrebbe fare in futuro per intercettare le nuove tendenze di consumo.

Un ulteriore contributo di natura internazionale è arrivato da Andrés Armstrong, che ha raccontato il ruolo del Chilean Blueberry Committee nel mercato globale dei mirtilli. Il Cile è tradizionalmente il Paese di esportazione più forte che, partendo dalla fornitura di prodotto al mercato americano, si è espanso in Europa e adesso sta conquistando anche l’Estremo Oriente. Soltanto nell’ultimo anno i valori di export sono aumentati del 25,5% verso l’Europa e del 2,3% verso l’Asia.  Anche Armstrong, Executive Director del Chilean Blueberry Committee, ha posto l’accento sulle tematiche dell’aggregazione e della promozione, che sono alla base degli obiettivi del Comitato: aumentare il consumo e migliorare sempre più gli standard qualitativi.

Un progetto parallelo ai casi internazionali, ma in ambito frutta secca, è avvenuto anche nel nostro Paese, con Nucis Italia, di cui ha relazionato Claudio Scalise, amministratore unico di SG Marketing. Il progetto Nucis Italia è partito da una ricerca di mercato utile a definire gli obiettivi a breve, medio e lungo termine e a determinare le aree da presidiare: medicina e nutrizione, stampa e comunicazione e trade. Scalise ha inoltre presentato un osservatorio di giugno 2019 di SG Marketing sui trend di consumo della frutta secca e ha evidenziato un incremento che negli ultimi anni sta investendo la categoria della frutta disidratata, dei mix e delle barrette, che spesso contengono berries, e dunque mirtilli. “Salubrità, gusto e praticità sono i driver che hanno portato al successo di Nucis Italia e che trovano affinità con la categoria del mirtillo” – ha concluso Scalise.

L’intervento di Costanza Nosi, professore associato di Management e Marketing all’Università LUMSA, si è incentrato sugli elementi che i cosidetti cibi “celebrities” hanno in comune, analizzando gli alimenti più tendenza degli ultimi anni: quinoa, kale, avocado, oltre alle categorie low-carb e gluten-free. “Il fil rouge è senza dubbio il network, o meglio la co-opetition: gli attori della filiera non devono vedersi come concorrenti, devono bensì fare rete” – afferma Nosi, secondo la quale è molto importante anche l’endorsement che deriva dalla scienza o dagli influencer. E conclude: “È fondamentale però definire una strategia e partire quindi da un’analisi di mercato, per determinare quali sono i messaggi da veicolare.”

Quando si parla di comunicazione, non bisogna dimenticare il target distribuzione. Lo ha sottolineato Marco Repezza, senior business partner di Trade Marketing Studio, prendendo in esame i dati di maggio/giugno 2019 dell’Osservatorio Prezzi e Brand Piccoli Frutti curato da Myfruit.it. L’indagine ha rilevato dati concernenti lo spazio che i piccoli frutti occupano all’interno del punto vendita, i formati che caratterizzano tendenzialmente l’offerta e il loro valore di vendita: il formato da 125 grammi rappresenta l’83% dell’offerta con una forbice di prezzo che va da 1,32 a 4,49 euro. “Più comunicazione di categoria, più azioni promozionali e più spazio a scaffale: queste sono le leve strategiche che hanno impatto sul trade” – spiega Repezza.

Il convegno si è concluso con la relazione di Andrea Grignaffini, giornalista, scrittore, docente, critico ed enogastronomo, che ha invitato il pubblico a riflettere sulle caratteristiche intrinseche del mirtillo, a partire dalla forma. “Il mirtillo sembra una perla, una sfera appiattita che agevola l’ergonomia dell’assaggio. È così naturalmente perfetto, che è riuscito a sdoganare il colore blu in campo alimentare”.