Mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso lo sviluppo di una filiera dell’olio extra vergine di oliva sostenibile.

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Un protocollo per la gestione sostenibile degli oliveti e dei frantoi che punti anche alla creazione di un mercato dei servizi ecosistemici generati dalla gestione virtuosa dei relativi processi produttivi.

Si è svolto oggi all’aula magna del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali di Perugia, il convegno internazionale Filiera olivicola-olearia sostenibile per la mitigazione del cambiamento climatico e la valorizzazione dell’olio, nell’ambito della fase finale del progetto LIFE Olive4Climate. Un’iniziativa, iniziata a luglio 2016 e che si concluderà a dicembre 2019, che ha coinvolto 8 partner provenienti da 3 paesi europei – Italia, Grecia, Israele – fra Università, centri di ricerca, consorzi di produzione e industrie ed è stato coordinato dal gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Perugia. Obiettivo principale quello di testare strategie utili per creare un settore dell’olio d’oliva sostenibile, promuovendo prodotti derivanti da metodi di coltivazione integrati e biologici in grado di determinare il miglioramento del bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa. Come ha spiegato il coordinatore della ricerca, il professore Primo Proietti: “Olive4climate ha permesso di ottenere importanti risultati. Con questo progetto è stata possibile la creazione di protocolli sostenibili per la gestione degli oliveti e dei frantoi, includendo il riutilizzo dei rifiuti del ciclo produttivo. Tutto questo permetterà di promuovere il prodotto attraverso una adeguata etichettatura che ne certifichi l’impatto sull’ambiente e di individuare strumenti capaci di riconoscere il contributo degli oliveti alla mitigazione del cambiamento climatico e quindi aprire la strada a specifiche ricadute economiche per le aziende virtuose”.

Uno dei principali prodotti è stata la realizzazione di un manuale contenente un insieme di tecniche impiegabili per realizzare la gestione sostenibile dell’oliveto (reso disponibile agli agricoltori e ai produttori di olio d’oliva nel sito https://olive4climate.eu/it/), ma anche lo sviluppo di uno standard di attestazione dei “crediti di sostenibilità” dell’olivicoltura, attestanti appunto il miglioramento del bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa, che permetterà di dare un valore economico agli sforzi degli olivicoltori attenti all’ambiente (monetizzando la riduzione delle emissioni inquinanti e l’incremento di assorbimento di gas climalteranti).

Numerosi, dunque, i riscontri pratici ottenuti dal progetto: attraverso Olive4climate è stato possibile determinare l’impronta sul clima (Carbon Footprint) associata alla produzione di un litro d’olio extravergine di oliva. Tali analisi hanno consentito lo sviluppo di modelli che definiscono le migliori pratiche di produzione e di protocolli per gestire in maniera sostenibile tutta la filiera. Pratiche che, senza dubbio, oltre ad avere riscontri positivi a livello ambientale, generano anche vantaggi economici. Infine Olive4climate ha incentivato lo sviluppo di un mercato volontario per crediti di sostenibilità derivanti dalla gestione virtuosa degli oliveti: uno scambio cioè tra soggetti in grado di ridurre le proprie emissioni mediante l’applicazione di buone pratiche (gli olivicoltori in questo caso) e soggetti che desiderano diminuire le proprie emissioni e non sono in grado di farlo adeguatamente all’interno della propria azienda.

Come ha spiegato il Magnifico Rettore, professore Maurizio Oliviero: “Oggi siamo tutti più consapevoli di come la sostenibilità ambientale non può non tenere conto di quella sociale. Insieme attraverso queste due leve possiamo generare valore economico e benessere per le persone e per i contesti in cui le aziende operano. Dobbiamo però sempre tenere presente che al centro di tutti i nostri sforzi di ricerca e sviluppo ci debba essere la persona. I giovani questo lo hanno capito e ci ricordano ogni giorno che non abbiamo tanto tempo per adeguarci”

Soddisfazione per i risultati e le metodologie è stata espressa da Gaetano Martino, Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali di Perugia che ha spiegato come il Dipartimento è da tempo impegnato in attività di ricerca su queste tematiche. “Siamo orgogliosi di aver coordinato un team internazionale potendo presentare questi risultati”.

IL CONTESTO L’olivo è una delle specie arboree più diffuse al mondo, solo in Europa sono dedicati alla coltivazione dell’olivo circa 5 milioni di ettari e, in termini di superficie, gli olivi occupano l’8-9% della superficie totale coltivata in Spagna, Italia e Portogallo e il 20% in Grecia. (dati FAO, 2016). Dal momento che il settore agricolo è responsabile del 9,9% delle emissioni di gas a effetto serra, nell’UE è evidente il rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici e, una delle sfide della politica agricola comune 2014-2020 (PAC), consiste proprio nello sfruttare appieno il potenziale agricolo per mitigare i cambiamenti climatici.

Il progetto ha dimostrato come l’oliveto possa essere utilizzato non solo come strumento per ridurre la quantità di CO2 nell’atmosfera, ma anche per arginare i processi di desertificazione, grazie alla capacità di adattamento ai climi aridi di questa specie che, se opportunamente gestita, consente di fissare carbonio nel legno e reintrodurre materia organica nel terreno.

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