Senza liquidità. Il mondo del vino veneto chiede aiuto: “Perso il 57% dei consumi”

La filiera del vino, che unisce le associazioni di categoria Confagricoltura, Cia, Alleanza delle Cooperative Italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi è tornata a scrivere al ministro delle Politiche agricole, ambientali e forestali, Teresa Bellanova, per chiedere misure economiche e fiscali a sostegno della liquidità delle imprese e la concessione di proroghe e deroghe nell’esecuzione dei programmi, investimenti e promozione.

“Il mondo del vino ha subito conseguenze radicali a causa della pandemia – sottolinea Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Verona e Veneto -, condizionato da un’obbligata riduzione dei consumi on-trade a causa della chiusura di tutto il canale horeca (alberghi, ristoranti, agriturismi, bar, enoteche) e della perdita di una parte consistente delle vendite dirette in cantina, a causa dell’azzeramento del turismo e della forte riduzione degli acquisti dei consumatori locali. Insieme, on-trade e vendita diretta rappresentano il 57% dei volumi consumati nel mercato italiano, pari a circa 12 milioni di ettolitri. Il Veneto ha 100.000 ettari a vigneto su 650.000 ettari nazionali e produce il 25% dei 46 milioni di ettolitri nazionali, con la stessa quota detenuta anche in termini di giacenza. I quattro mesi di fatturato mancante, immaginando che l’attuale sofferenza si protrarrà almeno fino a giugno, produrranno sui bilanci delle aziende un danno enorme per il nostro settore regionale. Urgono interventi con la massima urgenza del ministero, della Regione e dell’Ue, per dare una risposta al comprato dove soprattutto le piccole e medie imprese sono al collasso”.

Aggiunge Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: “Nella nostra regione abbiamo realtà che hanno subito conseguenze devastanti a causa della pandemia, come i florovivaisti e gli agriturismi. Il mondo del vino veneto ha invece la preoccupazione legata al fatto che, vantando vini di fascia medio-alta, la grande distribuzione non riescirà a sopperire a quelli che erano i consumi del canale horeca. Si rischia quindi di arrivare alla vendemmia con grandi giacenze. Bisogna, inoltre, garantire liquidità alle nostre aziende vitivinicole, fondamentale per la sopravvivenza dell’impresa e dei suoi dipendenti, dato che molte delle nostre aziende stanno registrando problematiche di pagamenti mancanti e che molte attività nel mondo della ristorazione, alla ripresa, non riapriranno più. Bisogna infatti mettere in conto che, nella fase post-crisi sanitaria, l’economia nazionale e mondiale entreranno in fase recessiva, con diminuzione dell’attività produttiva, contrazione del Pil, aumento della disoccupazione, diminuzione dei consumi delle famiglie. In questo contesto, i consumi di un prodotto come il vino sono destinati ulteriormente a diminuire”.

Sul fronte della liquidità, viene chiesta la sospensione dei versamenti fiscali e previdenziali; finanziamenti a breve e medio termine destinati ad alimentare la produzione e alla commercializzazione dei prodotti; forme di garanzia pubblica e privata per ottenere il credito, fondamentale anche alla ripresa delle movimentazioni verso il canale horeca e nei canali di distribuzione esteri, in quanto i flussi finanziari per il pagamento del venduto saranno per lo meno incerti; sospensione di tutti i finanziamenti in corso a termine più lungo di quello attuale.

Tra le altre richieste, l’uso dell’alcol per l’emergenza, con l’opportunità per i produttori vinicoli di destinare vino da tavola in giacenza alla distillazione, al fine di ricavarne alcol ad uso medicale, a disposizione della Protezione Civile. A ciò si aggiunge la necessità di fissare una misura di distillazione per far fronte alle giacenze e alla potenziale mancanza di capienza nelle cantine per le uve e i mosti per la prossima vendemmia, che tuttavia dovrà restare volontaria ed essere finanziata da adeguate risorse economiche. Quindi la misura della vendemmia verde, destinata all’eliminazione dei grappoli e la possibilità di introdurre una nuova misura transitoria destinata alla riduzione volontaria delle rese, con un risarcimento al viticoltore. Data la mancanza di forza lavoro nella fase dell’anno nella quale la vendemmia verde è normalmente attivata (mese di giugno), il mondo del vino chiede inoltre lo spostamento del calendario, dando la possibilità di esercitarla anche nel mese di luglio. L’ultima richiesta riguarda la possibilità, per alcune produzioni vitivinicole temporaneamente eccedenti o con difficoltà di sbocco sul mercato, di ricorrere all’ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza. Questa misura potrebbe essere di supporto per alcune produzioni da invecchiamento, che non troverebbero subito mercato nei mesi estivi quando auspicabilmente potrebbe riaprire il canale horeca.

Secondo i dati della vendemmia 2019 di Veneto Agricoltura, la superficie vitata in Veneto è di 97.347 ettari, di cui 41.251 in provincia di Treviso, 29.697 in provincia di Verona, 10.034 a Venezia, 7.964 a Vicenza, 7.793 a Padova, 292 a Rovigo e 212 a Belluno. L’aumento maggiore di superficie è stato segnato dalle varietà Corvinone, Chardonnay bianco, Pinot Grigio, Glera e Corvina.

 

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