Crisi alimentare. Italia, Marocco e Algeria al centro del progetto per l’agricoltura resiliente nel Mediterraneo con l’Università di Firenze

FIRENZE – La coltivazione della palma da dattero in Algeria, la produzione tradizionale di Argan in Marocco, quella di olio extravergine di oliva in Umbria: cosa hanno in comune questi tre luoghi? Rappresentano modelli agroforestali ed agricoli resilienti, in grado di sopravvivere alle trasformazioni sociali e climatiche. Salvaguardare le tradizionali tecniche di gestione, per utilizzarle come strumento di sviluppo sostenibile e tutelare le comunità da crisi alimentari ed economiche è l’obiettivo di “MedAgriFoodResilience” (www.medagrifood.eu), progetto supportato con risorse nazionali del Ministero per le Politiche Agricole nell’ambito della Joint Call 2021 ERANET SUSFOOD2 e FOSC, supportato dal Segretariato del Programma GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems) della FAO e coordinato dal Dr. Antonio Santoro per conto del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze.

Il progetto sarà presentato mercoledì 25 maggio, in occasione di un meeting virtuale a cui prenderanno parte i referenti dei tre Paesi coinvolti. A partire dalle ore 15 interverranno, tra gli altri, il Prof. Mauro Agnoletti, presidente della cattedra Unesco sui paesaggi del patrimonio agricolo mondiale dell’Università di Firenze, ed ex presidente dello Scientific Advisory Group del programma GIAHS, il Dr. Yoshihide Endo, Coordinatore del Programma GIAHS della FAO e altri esponenti accademici e non del Marocco e dell’Algeria.

I TRE CASI STUDIO – I tre casi studio – gli oliveti tra Assisi e Spoleto (Italia), le oasi Ghout di El Oued (Algeria), ed il sistema agroforestale dell’Argan dell’area di Ait Souab-Ait Mansour (Marocco) – sono stati scelti per la ricchezza della biodiversità e la sussistenza di un virtuoso rapporto tra comunità umana e ambiente circostante. I sistemi GIAHS individuati in Italia, Algeria e Marocco sono esempi di adattamento a condizioni ambientali difficili: climi aridi, scarsità d’acqua, versanti ripidi.

Gli oliveti tra Assisi e Spoleto rappresentano una delle aree più importanti in Italia per la produzione di olio extravergine di oliva DOP del Paese. Associata alla qualità del prodotto, l’area conserva un’elevata qualità paesaggistica, testimoniata dalla sua inclusione nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici istituito dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Gli ulivi sono coltivati su terrazze con muretti a secco che oltre a rappresentare una tecnica tradizionale per coltivare versanti con pendenze elevate, sono una difesa fondamentale nei confronti del rischio idrogeologico ed un efficiente sistema di conservazione delle acque e del suolo.

Le oasi Ghout di El Oued sono invece un peculiare sistema agroforestale sviluppato dai contadini Soufi nel XV secolo per adattarsi al clima arido. Questo sistema si basa sull’avvicinare le colture all’acqua senza reti di irrigazione, grazie alla vicinanza delle falde acquifere alla superficie terrestre. I ghouts sono crateri di 0,5-1,5 ettari scavati nella sabbia per avvicinarsi al livello dell’acqua, consentendo la creazione di un sistema agroforestale costituito da diverse varietà di palma da datteri e da colture erbacee, con bassi input esterni.

Infine, il sistema agroforestale dell’Argan dell’area di Ait Souab-Ait Mansour in Marocco ha dimostrato la sua elevata resilienza ad un ambiente difficile con scarsità d’acqua, rischio di erosione e degrado del suolo. Il sostentamento delle comunità locali è legato agli alberi di argan, ma il sistema fornisce anche altri alimenti e sottoprodotti per rispondere ai diversi bisogni della comunità: oltre 50 piante vengono coltivate, spesso su terrazze con muri a secco, e anche l’allevamento è integrato nel sistema. La tradizionale strategia di conservazione dell’acqua è un esempio di adattamento e resilienza a condizioni ambientali difficili e può rappresentare una tecnologia sostenibile da replicare in ambienti simili. Inoltre, il ruolo delle cooperative locali per la produzione di olio di argan è fondamentale per le donne in quanto permette loro di guadagnare un salario equo.

 

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