ROMA – I numeri parlano chiaro: tra nuovi dazi e Peste Suina Africana, il rischio per la suinicoltura italiana è un vero disastro annunciato, dichiara Assosuini.
Il comparto delle carni e dei salumi, già colpito dalle restrizioni sanitarie, ora deve affrontare l’impatto delle tariffe Usa sull’agroalimentare italiano: il conto complessivo stimato è di 1,2 miliardi di euro, secondo Unimpresa, con il settore dei salumi che perde una crescita del +20% registrata nel 2023 e rischia di vedere sfumare circa 25 milioni di export solo verso gli Stati Uniti. Un colpo durissimo per un mercato che, nel 2024, valeva 8 miliardi di euro per l’agroalimentare tricolore, con gli Usa al secondo posto tra i nostri sbocchi.
In queste condizioni non possiamo permetterci di aggiungere ulteriori ostacoli interni», continua Assosuini. Serve un immediato blocco delle ispezioni sul benessere animale nelle zone di restrizione PSA, per ridurre i rischi di contagio e alleggerire la pressione sugli allevatori. La situazione è già critica: le chiusure dovute alla Peste Suina Africana hanno causato perdite per centinaia di milioni di euro, con migliaia di suini abbattuti e intere aree produttive isolate. Se alle restrizioni sanitarie aggiungiamo dazi che rendono i nostri salumi meno competitivi, la sopravvivenza stessa della filiera è a rischio.
Per salvare le produzioni DOP e l’export di qualità non basta una gestione emergenziale. Occorre ripensare l’intero modello, a partire dalle regole imposte dalle DOP Prosciutti, in primis la genetica femminile puntando su linee più sostenibili ma anche più performanti e meno vulnerabili alle crisi sanitarie e ambientali. E attuare strategie forti di diplomazia commerciale per difendere i nostri mercati. Se non si interviene ora – conclude Assosuini – rischiamo di perdere non solo fatturato, ma anche il primato culturale e produttivo delle nostre eccellenze suinicole.
Lo scrive in una nota Assosuini