L’AQUILA – Lo Zafferano arrivò in Italia per la prima volta a Navelli (AQ), nel XII secolo, trovando un habitat molto favorevole, diventando un prodotto di gran lunga superiore a quello coltivato in altre nazioni. L’altopiano di Navelli infatti, tra i 700 e i 1000 metri di altitudine, si rivelò ideale grazie al clima secco e ventilato e ai terreni calcarei.
Ad introdurlo, secondo alcune delle fonti principali, un monaco domenicano appartenente alla famiglia Santucci, che si innamorò in Spagna della spezia che si ottiene dagli stigmi del fiore del Crocus, riportando nel suo territorio alcuni bulbi della pianta.
Tra il Cinquecento e il Settecento lo zafferano divenne una delle principali risorse economiche dell’Abruzzo aquilano, molto richiesto tra i commercianti veneziani, milanesi e fiorentini, fino a creare una rete consolidata verso l’Europa centrale. La maggiore produzione si ebbe nel XVI sec., a cavallo degli anni 1583 e 1584, ma fu proprio in questo secolo che, a causa della peste, di alcune guerre e dell’accrescersi delle gabelle imposte dai monarchi spagnoli, si giunse al declino della coltivazione dello zafferano dell’Aquila. Con l’arrivo dei Borboni al Regno di Napoli ci fu una graduale ripresa della coltivazione ma nel corso del tempo la situazione cominciò di nuovo a regredire fino ad una drastica riduzione nel XIX secolo.
Nel dopo guerra la produzione si azzerò quasi completamente ma, grazie all’intuizione di Silvio Salvatore Sarra, che ha dedicato la sua vita alla divulgazione, produzione e commercializzazione dello zafferano, con i produttori locali riuniti si avviò un processo di recupero, riscoprendo tecniche tradizionali di coltivazione e lavorazione manuale. Nel 2005 lo “Zafferano dell’Aquila” ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP), riconoscendo ufficialmente il legame con l’altopiano di Navelli e l’eccellenza del prodotto. Oggi rappresenta non solo una spezia di altissimo pregio, ma anche un simbolo identitario e culturale per l’intera area aquilana.
Lo zafferano di Navelli viene anche definito “oro rosso”, termini che si riferiscono al valore dal punto di vista della filiera economia locale e al fatto che è di un colore rosso vivace e ben evidenziato in una tonalità porpora. Viene venduto in filamenti o in polvere ed è sempre garantito nella sua assoluta purezza.
I fiori dello zafferano si raccolgono tra ottobre e novembre, la mattina presto. Da questo punto di vista, una curiosità da conoscere è la quantità di fiori necessari per ottenere, ad esempio, 1 kg di zafferano. Si parla, infatti, di un numero davvero impressionante: circa 250 mila.
La produzione annuale si attesta tra i 30 e i 40 chili in 13 comuni dell’Aquilano: Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, San Demetrio nei Vestini, S. Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi e Villa Sant’ Angelo.
Circa 90 i produttori locali che collaborano con le principali cooperative dell’Altopiano di Navelli, Produttori Uniti Zafferano, Castelcamponeschi, Peltuinum, Sapori della Terra, Artemisia, Centuria.
Lo Zafferano dell’Aquila DOP è oggi venduto e conosciuto a livello nazionale ed internazionale, nei principali mercati di Francia, Svizzera, USA, Emirati Arabi e Giappone.