Terreni per il terzo figlio. Centinaio: «Non è provvedimento di mussoliniana memoria». Perplessità di Copagri

«L’Italia è il Paese europeo con più giovani in agricoltura e allo stesso tempo quello dove si fanno meno figli. In questi mesi abbiamo lanciato la vendita di 7.700 ettari di terreni inutilizzati e contemporaneamente dato il via libera al contributo di 70 milioni di euro per i giovani che avviano un’attività in questo settore. Una risposta importante sotto il profilo economico per favorire il ricambio generazionale. Ma non ci siamo fermati e abbiamo avanzato anche questa proposta di dare terra gratis alle famiglie che fanno il terzo figlio. Un terreno che, bisogna precisare, può anche essere dato dalle famiglie interessate ad aziende agricole guidate da giovani. In pratica la famiglia potrebbe decidere di non usufruire direttamente della terra ma entrare in società con una impresa di giovani e beneficiare del guadagno. Non è una iniziativa bucolica quindi né un provvedimento di mussoliniana memoria come ha detto qualcuno. Per le famiglie può essere un modo per fare business. Pensate ad esempio a quanti agriturismi sono nati negli ultimi anni. Diamo risposte al comparto agricolo e a quello turistico». Così il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, oggi a Mattino Cinque.

Perplessità di Copagri. Verrascina: «Incentivi non siano legati solo alla prole» «Esprimiamo forti perplessità per i contenuti dell’ultima bozza della manovra, che prevede fra l’altro l’affidamento in concessione gratuita per vent’anni ai nuclei familiari con terzo figlio in arrivo nel triennio 2019-21 del 50% dei terreni a vocazione agricola dismessi dallo Stato e del 50% dei terreni abbandonati o incolti e situati nelle regioni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia». Così il presidente della Copagri Franco Verrascina a proposito dell’intervento previsto dal Ddl di Bilancio.

«A nostro avviso si tratta di una misura a dir poco discutibile, che rischia di creare discrimini in quanto avvantaggia chi ha più figli; inoltre, dubitiamo fortemente che un intervento di questo tipo possa contribuire allo sviluppo socioeconomico e demografico delle aree rurali e favorire la ripresa dell’agricoltura», aggiunge il presidente. «Incentivi di questo tipo, seppur positivi nei loro intenti, non devono essere legati solo alla prole, ma devono, al contrario, puntare a favorire indiscriminatamente l’insediamento di tutti gli imprenditori agricoli interessati», continua Verrascina.