Che gusto questa Piadina. Da Giovanni Pascoli a Carlton Myers è il pane dei romagnoli. E quando è di un altro pianeta si firma Igp

La piadina? E’ “il pane, anzi li cibo nazionale dei Romagnoli”: e se a dirlo è addirittura Giovanni Pascoli ci rendiamo subito conto cosa significhi questo prodotto amato in tutta Italia (e non solo) per la Romagna. Le origini della piadina sono antiche: già al tempo degli Etruschi, nelle zone dell’odierna Romagna, sono state rinvenute tracce dell’utilizzo di un sostituto del pane fatto con farina grezza, cerali e di forma circolare.

Ed il termine piada è stato poi ‘ufficializzato’ proprio per merito del Pascoli che italianizzò la parola romagnola piè in questo termine. In un suo famoso poemetto il poeta elogiò la piadina, alimento antico quasi quanto l’uomo, e la definisce il pane nazionale dei romagnoli creando un binomio indissolubile tra Piadina e Romagna.

Grazie al lavoro del Consorzio di tutela della Piadina Romagnola (nato nel 2011 presente nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna fino al fiume Sillaro) si è arrivati (nell’ottobre 2014) all’ottenimento del riconoscimento della denominazione di Indicazione Geografica Protetta (Igp).

Oggi grazie al lavoro del Consorzio di tutela la ‘piada’ gode di ottima saluta e continua la crescita sui mercati. (Leggi l’intervista al presidente del Consorzio Alfio Biagini)

Non mancano neppure i testimonial per far conoscere ulteriormente l’ottima piadina romagnola, prima il cestista Carlton Myers poi il cantante pop-folk Mirko Casadei, figlio di Raoul e attuale leader dell’Orchestra Casadei.

Per Myers, di madre pesarese ma cresciuto a Rimini, la piadina era una merenda quotidiana. «Avendo trascorso parte dell’infanzia con mia nonna la piadina rammemora i giorni in cui lei, con semplicità e amore, preparava, su una piastra altrettanto umile la piada – racconta Myers – Sovente capitava che ci spalmasse un po’ di stracchino… buonissima! Per questa ragione sono particolarmente legato a questo alimento».

Le ricette Il Consorzio della Piadina Romagnola Ipg propone alcune delle ricette più classiche e gustose con la piadina farcita che si possono gustare nei chioschi romagnoli che propongono la piada Igp oppure direttamente a casa con una piada a marchio ‘geografico’. Fra le proposte la Piadina crudo, mozzarella di bufala e rucola, Piadina ai quattro formaggi filanti, Piadina alle zucchine grigliate, ma anche proposte come la Piadina porchetta, pecorino e pomodorini secchi, oppure Piadina coppa, pesto di rucola e stracciatella sono gustose ed appetitose e Piadina alle verdure grigliate.

Il disciplinare La “Piadina Romagnola” o “Piada Romagnola” è un prodotto a base di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi, sale, e alcuni ingredienti opzionali. La Piadina si presenta in 2 tipologie: la “classica”, compatta, friabile e spessa; la “Riminese”, morbida, sottile e di diametro maggiore. È vietata l’aggiunta di conservanti, aromi e/o altri additivi. LEGGI IL DISCIPLINARE Disciplinare_piadina_romagnola_4.11.2014

La Storia La storia della Piadina Romagnola o Piada Romagnola ha origini antichissime e racconta la tradizione della gente della Romagna. Si tratta di un cibo semplice che, nel corso dei secoli, ha identificato e unificato la terra di Romagna sotto un unico emblema passando da simbolo della vita rustica e campagnola a prodotto di largo consumo. Il termine piada è stato ufficializzato per merito di Giovanni Pascoli il quale italianizzò la parola romagnola piè in questo termine. In un suo famoso poemetto il poeta tesse un elogio della piadina, alimento antico quasi quanto l’uomo, e la definisce il pane nazionale dei Romagnoli creando un binomio indissolubile tra Piadina e Romagna. Le sue origini, però, partono da molto più lontano. Già al tempo degli Etruschi, nelle zone dell’odierna Romagna, sono state rinvenute tracce dell’utilizzo di un sostituto del pane fatto con farina grezza, cerali e di forma circolare.

Le prime tracce letterarie sono state rinvenute dallo stesso Pascoli all’interno dell’Eneide di Virgilio all’interno del VII canto quando il poeta romano utilizza, per la prima volta, il costrutto exiguam orbem. Durante l’epoca romana si hanno numerose testimonianze dell’uso di sostitutivi del pane, realizzati con cerali grezzi e accompagnati, come ai giorni nostri, con dei formaggi. La tradizione della Piadina è proseguita lungo i secoli, ritrovando un suo sviluppo nel Medioevo, quando gli abitanti della Romagna cominciarono a utilizzarla con i cereali poveri per non incorrere nella tassazione che subiva il grano – e quindi il pane – da parte dei proprietari terrieri. Nel 1371, infatti, il Cardinale Angelico annoterà che, tra i tributi che la città di Modigliana, in provincia di Forlì Cesena, doveva pagare alla Camera Apostolica, figuravano 2 “piade”.

Nel 1913 Maria Pascoli preparava la piadina al fratello poeta mentre, sul periodico Il Plaustro, Antonio Sassi poteva definire le tradizionali e gustose schiacciate dei Romagnoli. Anche il poeta crepuscolare Moretti ne diede la propria versione poetica: “La piada era la piada: era pane. / Stacciava ella ritmicamente sul tagliere candido” all’interno di una delle sue numerose poesie dedicate alla Romagna.

Nel secondo dopoguerra, la Piadina Romagnola si diffonderà sia nelle campagne che nelle città, e non sarà più considerata un surrogato del pane ma una golosa alternativa. A partire dagli anni Settanta alle piadine casalinghe si accompagneranno quelle di produzione artigianale, create dai chioschi che iniziano ad aprire sul lungomare e nei primi laboratori.

Nel corso degli anni la Piadina sposa anche la sfida industriale. I piccoli laboratori, forti del successo di questo prodotto unico, cominciano a produrre per un mercato più ampio e su scala nazionale e internazionale, rifornendo coi propri prodotti grandi e piccoli esercizi.

Per conservare la tradizionalità della Piadina una serie di componenti fra istituzioni e aziende situate rigorosamente nelle zone vocate, fra le provincie di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna fino al fiume Sillaro, si uniscono nel Consorzio di Tutela e Promozione che, dopo anni di battaglie, riuscirà il 24 ottobre 2014 a rendere il simbolo della Romagna un prodotto a indicazione geografica protetta dall’Unione Europea.