No a Vandana Shiva consulente del MIUR. Pè, Società Italiana di Genetica Agraria: fa solo spot popolari, ministro Fioramonti riveda scelta

«Se gli alberi di ulivo sono stati in salute per secoli, certamente non sono stati gli alberi a sbagliare, ma il sistema agricolo. Invece di tagliare gli alberi dovremmo tagliare i veleni […] Lancio un appello ai pugliesi per iniziare la battaglia per la verità sugli alberi di ulivo: resistete e abbracciate i vostri ulivi». Questo raccomanda ora l’attivista politica Vandana Shiva per combattere l’epidemia di Xylella in Puglia (https://www.youtube.com/watch?v=aHEv2NGx3GY), un atteggiamento del tutto simile a quello che – guidato ahimè da comici e cantanti – purtroppo per alcuni anni è stato vincente in Italia e ha causato il disastro che abbiamo tutti sotto gli occhi.

Ad evidenziarlo è Enrico Pè, presidente, Società Italiana di Genetica Agraria, dopo che il 24 settembre Vandana Shiva è stata chiamata dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, a far parte di un Consiglio scientifico sullo sviluppo sostenibile, “per accompagnare il potenziamento di una didattica scolastica con una impronta ecologista”.

«L’atteggiamento surreale di Shiva verso l’epidemia di Xylella purtroppo non sorprende – aggiunge Pè -. L’attivista è particolarmente ostile ad ogni nuovo approccio razionale riguardo l’agricoltura e la produzione di alimenti, sostiene con entusiasmo un’agricoltura ferma al diciannovesimo secolo e classifica come criminali le innovazioni degli ultimi cento anni nel campo della genetica, dagli ibridi alle tecniche molecolari, ignorando che grazie ai progressi della genetica agraria si sono riscattati dalla fame centinaia di milioni di esseri umani, compresi quelli del nostro Paese».

«Vandana Shiva, il cui curriculum scientifico è – ad essere generosi -, estremamente scarso, riporta da anni dati allarmistici sulle innovazioni in agricoltura, dati e conclusioni che sono regolarmente smentiti dalle analisi scientifiche della realtà. Per amore della scienza – conclude Pè – e per evitare danni al nostro sistema d’istruzione, scongiuriamo il Ministro di rivedere la sua scelta su chi debba far parte di un Consiglio scientifico».

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