Giornata mondiale del latte, Giansanti (Confagricoltura) “alimento di vita da valorizzare insieme a filiera e istituzioni”

ROMA – “La zootecnia italiana, sempre più performante e attenta al benessere animale, rappresenta uno dei capisaldi dell’agroalimentare e dell’economia italiana. Il latte fresco è alimento di vita, i nostri sistemi produttivi sono all’avanguardia e in grado di raggiungere standard elevatissimi, fornendo un prodotto sano, sicuro e di alta qualità”.

Così Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, nella Giornata Mondiale del Latte che si celebra oggi, 1° giugno.

Il comparto vale circa 16,5 miliardi di euro di fatturato e incide per l’11,5% sul totale del fatturato industriale dell’agroalimentare.

“Il settore, tuttavia, sta attraversando una difficile fase congiunturale determinata dall’aumento del costo delle materie prime destinate all’alimentazione del bestiame – afferma Giansanti – Abbiamo già proposto interventi urgenti a supporto della liquidità delle imprese, ma serve anche il varo di un piano per aumentare la produzione interna di cereali e proteine vegetali”.

La produzione italiana di latte nel 2020 è stata di circa 12,6 milioni di tonnellate, con un aumento di 4,5% rispetto all’anno precedente, coprendo l’autoapprovvigionamento per circa il 90% del fabbisogno nazionale. Circa l’80% della produzione di latte vaccino in Italia è concentrata i quattro Regioni (Lombardia 44%, Emilia-Romagna 16%, Veneto 10% e Piemonte 9%). La spesa annua delle famiglie per i prodotti lattiero-caseari è di circa 20 miliardi di euro.

“Dobbiamo però segnalare che alcune campagne mediatiche, che promuovono il consumo alimentare di proteine vegetali in sostituzione di quelle animali, stanno penalizzando il latte e l’intero settore – sottolinea il presidente di Confagricoltura – Chiediamo alle istituzioni e al mondo politico un supporto nel contrastare certi orientamenti, scardinando i pregiudizi che ne derivano e le pericolose conseguenze a scapito del comparto che ha già dovuto fare i conti con gli effetti della pandemia ed è penalizzato da remunerazioni basse a fronte di costi produttivi in aumento”.

Sarebbero anche auspicabili – secondo l’Organizzazione – un maggiore coordinamento nazionale, sia all’interno della filiera, sia con le istituzioni; campagne promozionali mirate e incentivi alla ricerca sull’utilizzo dei componenti del latte nel campo nutrizionale, farmaceutico e della cosmetica, per aprire nuovi sbocchi di mercato.

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