Altro che Km O. Se c’è bisogno di cibo l’agricoltura va nello spazio

Agricoltura nello spazio? Perchè no. Se la Terra non basta più per sfamare l’uomo, in continua crescita demografica, prima o poi toccherà andare a coltivare su altri pianeti. Altro che Km zero! Possiamo dire che la scienza diventa realtà? E preso per dirlo.

Space farming – Intanto se ne è parlato a Firenze, presso l’Accademia dei Georgofili, in una giornata di studio dedicata al complesso ed interessante argomento dello space farming, ovvero l’agricoltura nello spazio. Le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare  in questo primo secolo del terzo millennio sono certamente molte e tra queste la più importante, per non dire vitale,  è senza dubbio legata alle previsioni di incremento della popolazione umana ed alla necessità di soddisfacimento delle richieste alimentari. Sfida resa più ardua da fenomeni quali il cambiamento climatico e l’inquinamento di aria, acqua e suolo, e l’approvvigionamento energetico. 

Ricerca – In questo quadro, la ricerca si è recentemente orientata verso un settore molto affascinante dal punto di vista scientifico: l’esplorazione e possibile colonizzazione di pianeti extraterrestri. Tale progetto prevede come condizione necessaria, anche se non sufficiente, l’attivazione di una nuova  tipologia di agricoltura, definita space farming, alla cui realizzazione dovranno fornire un contributo determinante tutte le discipline biologiche afferenti al settore agrario, assieme ad altre di tipo tecnologico ed ingegneristico.  Il grande numero di tematiche che afferiscono allo studio dello space farming rendono questa disciplina  una vera "palestra  delle scienze biologiche",  che finalizza  gli studi sulla funzionalità dei suoli estremi e sugli accorgimenti da considerare nella attivazione e mantenimento dei principali cicli dei nutrienti nel suolo, per creare e mantenerne la fertilità. Di interesse notevole risulta essere anche la gestione dei rifiuti delle future basi spaziali, che attinge dagli studi di impatto ambientale e gestione delle discariche ed alle tecniche di smaltimento dei reflui organici. Vanno considerati poi gli studi legati all’adattamento delle  comunità microbiche  alla ridotta gravità, con riflessi sulla umidità del suolo e la circolazione della soluzione tellurica. Stesso discorso vale per le piante con adattamento a  stress termici, diversa concentrazione di CO2 e ridotta gravità. Le piante, oltre ad essere un alimento, assumerebbero anche il ruolo di utilizzatori di CO2, produttori di O2, fitodepuratori di acque reflue ed anche biosensori sia del suolo che della qualità dell’aria. Fondamentale per la popolazione mondiale (9 miliardi e mezzo previsti nel 2050, secondo le stime FAO) resta l’aspetto relativo al soddisfacimento delle esigenze alimentari che possono rendere di estremo interesse gli studi sulle piante geneticamente modificate, dei microrganismi (funghi, batteri ed alghe) come substrato alimentare.

 

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