Film e fake news. ‘Non ci resta che il crimine’ getta fango su Mozzarella di bufala campana. Frase fa infuriare il Consorzio di tutela. Offesa inaccettabile

«Non ci resta che vendere la mozzarella contaminata di Caserta». Questa frase pronunciata da Giallini nel film del regista Massimiliano Bruno “Non ci resta che il crimine”, da pochi giorni nelle sale – e con un cast importante con Alessandro Gassman, Gianmarco Tognazzi e Marco Giallini – ha fatto infuriare il Consorzio della Mozzarella di Bufala campana Dop. Già perché quel riferimento alla “mozzarella contaminata di Caserta” poteva benissimo essere evitato.

Proprio adesso che la Mozzarella di Bufala campana sta vivendo un momento d’oro sui mercati nazionali ed internazionali e sta investendo non poche risorse sulla promozione e sulla comunicazione, come ha affermato ad agricultura.it nei giorni scorsi il direttore del Consorzio Pier Maria Saccani. E poi arriva questo film che con una semplice e all’apparenza innocua frase, in un attimo getta fango su un comparto che produce 50 mln di chili di prodotto e rappresenta per valore la prima Dop dell’Italia meridionale. Senza dimenticare quante famiglie nell’area di produzione lavorano grazie al comparto della bufala campana dop.

Linea dura annunciata dal Consorzio. «Una battuta che rappresenta un falso storico e un’offesa inaccettabile a un intero territorio – ha detto il presidente del Consorzio Domenico Raimondo -. Siamo ben oltre la bufala in tempi di fake news. Per questo abbiamo già incaricato i nostri legali di mettere in campo tutte le azioni necessarie a tutela dei produttori di mozzarella Dop, ma anche a difesa di una terra ingiustamente martoriata da stereotipi che non possono essere rilanciati anche da un film».

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