Brexit. Giansanti: accordo positivo per l’agricoltura. Riconosciute le indicazioni georgrafiche e di qualità

“Un risultato decisamente positivo per l’agricoltura italiana ed europea. In attesa del voto, a Londra, della Camera dei Comuni, è stato trovato il modo per scongiurare i gravi contraccolpi commerciali, economici e sociali di un recesso del Regno Unito senza regole”. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha così commentato la conclusione del negoziato tra Ue e Regno Unito sull’accordo di recesso e sulla dichiarazione politica riguardante le future relazioni commerciali bilaterali.

Confagricoltura mette in rilievo che il negoziato di questi ultimi giorni si è concentrato sulle modalità in grado di evitare il ritorno di una frontiera fisica tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda; salvaguardo alle stesso tempo il mercato unico europeo. Per tutti gli altri aspetti, è stata confermata l’intesa già raggiunta nei mesi scorsi con la signora May, ma bocciata dalla Camera dei Comuni.

“Dopo il formale recesso – ha indicato Giansanti – inizierà un periodo transitorio, che scadrà alla fine del 2020, durante il quale il Regno Unito continuerà a partecipare al mercato unico europeo e all’unione doganale. Non ci saranno, quindi, turbative negli scambi commerciali”.

“Un aspetto di particolare importanza per l’Italia è che saranno riconosciute e tutelate sul mercato britannico tutte le indicazioni geografiche e di qualità dei prodotti agricoli assegnate dalla Ue”, ha messo in rilievo il presidente della Confagricoltura.

Durante il periodo transitorio, la cui scadenza può essere prorogata, sarà negoziato un accordo commerciale tra Ue e Regno Unito.

“Inoltre, il Regno Unito continuerà a contribuire al bilancio Ue per il 2020. Con un recesso senza regole – ha puntualizzato Giansanti – la capacità di spesa dell’Unione si sarebbe ridotta di 12 miliardi di euro; mettendo così a rischio la piena e puntale esecuzione delle politiche comuni e delle diverse iniziative negli Stati membri”.

Confagricoltura ricorda che le importazioni agroalimentari del Regno Unito ammontano a 56 miliardi di euro, di cui circa il 70% in arrivo dagli Stati membri della UE. Le vendite di settore dell’Italia superano i 3 miliardi di euro: vini, ortofrutta e formaggi i prodotti più apprezzati dai consumatori britannici.