Toscana, campi devastati dagli ungulati. La pazienza degli agricoltori è finita

«E’ una situazione insostenibile, gli agricoltori sono esausti, specialmente in alcuni territori, investire e lavorare è mortificante se nel frattempo qualcuno “mangia o distrugge” i frutti del lavoro. Alle difficoltà e crisi di mercato si aggiungono i danni da parte della fauna, per non parlare dei risarcimenti: tempi lunghi, prodotti sottostimati e sotto pagati, tanta, tanta burocrazia per pochi euro». Lo dice Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana che concorda con le dichiarazioni fatte oggi dall’assessore Gianni Salvadori: «in Toscana ci sono troppi ungulati ed ognuno deve fare la propria parte. Ogni giorno migliaia di euro di produzioni agrarie e forestali vengono distrutte da cinghiali, caprioli, daini, cervi nonché da specie protette o non cacciabili (piccioni, storni, gabbiani, corvidi)».
 
Responsabilità – Il vero problema – sottolinea la Cia Toscana -, che purtroppo non tutti hanno preso fino ad ora seriamente, è che gli agricoltori non vogliono i danni alle colture, la migliore prevenzione non sono le recinzioni o le altre forme che andranno sicuramente incentivate, l’azione più efficace è il contenimento e la sostenibilità degli ungulati sul territorio, nelle aree non vocate questi animali non ci devono essere, punto e basta. «Occorre  – aggiunge Pascucci – che i soggetti che hanno responsabilità ed autorità agiscano tempestivamente  con efficacia riportando la presenza della fauna ed in particolare degli ungulati a densità sostenibili, nei territori non vocati la densità deve essere pari a zero, negli altri va riportata a livelli di sostenibilità accettabili per gli agricoltori, per coloro che vivono da attività agricola. In molte parti della Toscana la situazione è “esplosiva”,  per questo è l’ora di intervenire con serietà e coerenza sia nella fase di programmazione che in quella di gestione mettendo anche atto azioni straordinarie per contenere ed in molte aree per eradicare la presenza degli ungulati. La Cia sta concludendo un’indagine sulla presenza degli ungulati in Toscana e sollecitando l’adozione di misure efficaci. Concordiamo con l’assessore – conclude Pascucci – ognuno deve fare la sua parte, credo che fino ad ora gli agricoltori abbiamo fatto la propria producendo prodotti di grande qualità, sui danni hanno dimostrato grande spirito di sopportazione, attenzione però la pazienza è finita».

L’assessore Salvadori – “La presenza degli ungulati non è più accettabile, la quantità è tale che produce danni giganteschi all’agricoltura ed incidenti sempre più numerosi per i cittadini, è il momento di un intervento drastico da parte di tutti i soggetti coinvolti, dalle Province agli Atc, fino a singoli cacciatori. La Regione Toscana – dichiara l’assessore all’agricoltura Gianni Salvadori – ha già dotato gli Enti preposti alla gestione delle popolazioni di cinghiali e degli altri ungulati, degli strumenti normativi necessari ad intervenire su tutto il territorio regionale ed in ogni periodo dell’anno. Occorre adesso che Province, Atc e perfino i singoli cacciatori facciano la propria parte”. Questo il contenuto del forte appello che l’assessore regionale alla agricoltura rivolge ai soggetti e alle istituzioni competenti.

Nuova legge – “Abbiamo approvato la nuova legge in materia di caccia – continua Salvadori – già dal febbraio 2010 e quest’anno è stato varato il regolamento di attuazione, mentre è in fase di predisposizione il Piano Faunistico Venatorio regionale che aggiungerà altri criteri, indirizzi e obiettivi per una sempre migliore gestione della fauna in Toscana. In particolare le norme vigenti fissano densità sostenibili di cinghiali, caprioli, cervi e daini. Le Province possono quindi muoversi su due fronti: il primo da attuare in fase di programmazione, elaborando piani di gestione durante la stagione venatoria e assegnando precisi obiettivi ai cacciatori. Il secondo, da mettere in atto durante il periodo di caccia chiusa, consente di intervenire su tutto il territorio regionale, anche a divieto di caccia, con azioni di controllo operate dagli organi di polizia provinciale che coordinano cacciatori appositamente abilitati tramite esami specifici al controllo delle specie ungulate. Ma non basta – precisa l’assessore regionale – la nuova legge sulla caccia divide il territorio regionale in aree “vocate” alla presenza degli ungulati, dove valgono le norme già descritte, e zone “non vocate”, dove la presenza del cinghiale e degli altri ungulati non è compatibile con lo svolgimento delle attività agricole e dove le Province adottano forme di gestione non conservative delle specie. Le nuove norme toscane – osserva l’assessore – costituiscono un esempio che molte Regioni stanno seguendo in materia di gestione degli ungulati e rischia di diventare paradossale il fatto che proprio sul nostro territorio si manifestino ancora situazioni di emergenza per danni. E’ tempo – conclude Salvadori – che gli Enti ai quali la legge regionale delega la gestione mettano in atto in maniera ancora più incisiva le procedure che abbiamo elaborato in pieno accordo con tutte la parti interessate da questo fenomeno. In questo contesto, anche le squadre di caccia al cinghiale ed i cacciatori di selezione devono impegnarsi per raggiungere in maniera completa gli obiettivi assegnati.”

 

 

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