Frudur-0, in Lombardia la sfida del grano duro a residuo zero

TRIBIANO – Frudur-0 è un progetto lanciato nel 2019 che ha come scopo la messa a punto di un protocollo produttivo per il grano duro a residuo zero nel territorio lombardo della Martesana, a Nord-Est di Milano.

Da un lato infatti il consumatore richiede con sempre maggiore insistenza alimenti senza residui di prodotti fitosanitari e anche le richieste dell’Unione europea e della Gdo vanno in questa direzione. Dall’altro lato c’è la necessità di soddisfare le crescenti esigenze produttive legate ad una popolazione mondiale in continuo aumento.

L’obiettivo di Frudur-0 è proprio quello di produrre un grano di elevata qualità e competitivo sul mercato, che coniughi alti livelli di produzione e di sanità della granella, tipici dell’agricoltura convenzionale, con l’assenza di residui di prodotti fitosanitari, tipica del biologico. Per ottenere questo ambizioso risultato, il Centro di saggio Agricola 2000 di Tribiano (Milano), capofila del progetto, sta sperimentando in campo diverse varietà di sementi e sta testando l’efficacia di differenti strategie di coltivazione (tradizionale, avanzata ed innovativa) e mezzi tecnici (fungicidi, erbicidi e concimi), individuando quelli più utili allo scopo. Dopo aver valutato la sostenibilità economica, ambientale ed agronomica complessiva, il punto d’arrivo finale sarà la messa a punto di un protocollo per la produzione di frumento duro a “residuo zero”. Successivamente si potrà procedere alla costituzione di una filiera del grano duro della Martesana a residuo zero.

Partner istituzionali, accademici e aziendali   Il piano, di durata triennale (2019-2022), è finanziato dal PSR (Programma di Sviluppo Rurale) 2014-2020 di Regione Lombardia (Operazione Go Pei – Gruppi operativi del Partenariato europeo per l’innovazione). Tra i partner istituzionali, accademici e aziendali ci sono il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università degli Studi di Torino, in particolare la collaborazione con i docenti Amedeo Reyneri e Aldo Ferrero, e il Distretto Agricolo Adda – Martesana (D.A.M.A.), che riunisce 20 aziende agricole per una superficie complessiva di oltre 10 mila ettari.

Sei i produttori direttamente coinvolti: azienda Cascina di Mezzo di Roberto Pirola, azienda Mapi di Pietro Giudice, società agricola San Bernardo, azienda Mariangela Donà, azienda agricola Ceriani Maria Antonia e azienda La Madonnina di Renato Bellaviti. Consulenti del progetto sono il Molino Ferrari di Pavia e il laboratorio Water & Life di Entratico (Bg).

Agricoltura biologica e convenzionale a confronto Frudur-0 punta a cogliere tutti gli aspetti favorevoli dell’agricoltura biologica e di quella convenzionale, limitando, per quanto possibile, quelli negativi. L’approccio biologico permette di ottenere del frumento con residui di prodotti fitosanitari quasi nulli e un impatto ambientale estremamente ridotto.

Sul fronte opposto il biologico comporta una riduzione delle rese produttive e una certa carenza di qualità della semola (basso tenore in proteine, con una riduzione tra 1 e 2 punti percentuali nel caso del grano duro, e minore peso specifico). Non solo: in agricoltura biologica il rischio di sviluppo di patogeni fungini è maggiore per l’impossibilità di effettuare efficaci interventi di difesa tramite fitofarmaci. Questo, oltre a causare una diminuzione delle rese, può portare allo sviluppo di micotossine, sostanze dannose per l’organismo umano.

A sua volta l’agricoltura convenzionale assicura rese elevate e una qualità molitoria e sanitaria di norma più soddisfacenti, a fronte però dell’uso di fitofarmaci e del rischio di presenza di residui nei prodotti finali, come semola, pasta e crusche. Bisogna però ricordare che i residui sono nella quasi totalità dei casi sotto i limiti di legge. Solo il 2% dei campioni analizzati nell’anno 2019 riguardanti l’intero comparto agroalimentare italiano ha registrato valori fuori norma (dati Efsa relativi al programma di controllo coordinato dall’UE -EUCP). Dati che mettono l’Italia in testa come sicurezza alimentare alla classifica europea.

Frumento duro nel Nord Italia La coltura del frumento duro presenta un’ottima compatibilità con l’organizzazione e la struttura delle aziende cerealicole lombarde, in particolare con quelle nella zona della Martesana.

Quest’area è caratterizzata da terreni ricchi di sostanza organica, che assicurano produzioni notevoli (60-70 quintali/ettaro) e contenuto proteico elevato (14-14,5%). Considerando il maggiore valore economico rispetto al frumento tenero panificabile e i livelli produttivi simili, o di poco inferiori, con costi colturali sostanzialmente analoghi, si intuisce l’interesse per il frumento duro da parte delle aziende cerealicole locali.

La sfida raccolta da Agricola 2000 e dagli altri partner non è però semplice. L’andamento climatico umido, con precipitazioni frequenti, rende difficile la gestione dell’aspetto sanitario, in particolare il rischio di sviluppo di malattie fungine, a cui le varietà di grano duro sono piuttosto sensibili. Due le tipologie di attacchi: quelli sulla foglia, ad opera dei funghi del genere Septoria, e quelli sulla spiga, ad opera dei generi Fusarium, che portano all’accumulo di micotossine nella granella, con possibile svalutazione della qualità del prodotto.

Strategie per la difesa a residuo zero Nell’ambito del progetto Frudur-0 la sperimentazione riguarda il confronto tra le varietà di frumento più adeguate al raggiungimento degli obiettivi e la definizione delle tecniche di difesa delle colture dalle avversità.

Tre i differenti percorsi di difesa: uno tradizionale, basato sull’impiego degli erbicidi e dei  fungicidi più frequentemente utilizzati oggi in campo. Uno avanzato, che impiega erbicidi e fungicidi selezionati tra quelli formulati con sostanze attive a basso rischio (Reg. CE 1107/2009). E uno innovativo, che prevede l’adozione di tecniche riferibili al biocontrollo e l’impiego di prodotti con azione biostimolante e anti-stress a base di  consorzi microbici. In questo terzo caso, centrale è il ruolo dei funghi antagonisti, che entrano in competizione con il Fusarium, togliendogli lo spazio ecologico necessario per la crescita.

Tempistica del progetto Inaugurato il 30 agosto 2019, il progetto terminerà ad agosto 2022 (36 mesi). Nel corso dei tre anni sono state previste numerose prove in campo, soprattutto nei primi due, mentre l’ultimo è dedicato alla valutazione dei dati raccolti.

Al termine dello studio, se la sperimentazione avrà avuto successo, si procederà alla preparazione delle linee guida e dei protocolli operativi di coltivazione per la produzione del grano duro, come previsto dal progetto presentato e approvato da Regione Lombardia. Successivamente si potrà arrivare alla costituzione di una filiera della “Pasta della Martesana a residuo zero”, marchio di proprietà del Distretto Agricolo Adda – Martesana.

Filiera e territorio In questo modo le aziende agricole coinvolte, seguendo i disciplinari di produzione stilati a valle del progetto, forniranno la materia prima per la realizzazione della pasta, con ricadute positive per tutti gli attori della filiera e per il territorio.

Se il comprensorio della Martesana sarà il primo ad avvantaggiarsi dei risultati di Frudur-0, l’alto grado di innovazione presente nel progetto potrà poi essere esportato in altri territori, provinciali e regionali. Non solo: il protocollo operativo di lavoro potrà essere adattato ed esteso ad altre colture, che usufruiranno delle metodologie innovative impiegate sul grano duro.

Proprio per incentivare l’adesione alla nascente filiera e creare altre opportunità in nuove aree, anche extraregionali, i risultati ottenuti dal progetto sono disponibili e costantemente aggiornati sul sito web di Frudur-0 (https://frudur-0.it/), ad accesso completamente gratuito.

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