Frumento duro. Ampliare la base genetica per avere nuovi geni resistenti agli stress. Al via progetto di ricerca internazionale

Ampliare la base genetica del frumento duro, per avere a disposizione nuovi geni e caratteri in grado di dare alla specie, migliori capacità di adattamento a diversi stress abiotici (siccità, alte temperature, salinità), con ricadute positive sulla quantità, qualità e stabilità delle rese finali. E’ l’obiettivo che si vuole raggiungere con Impresa – progetto italiano vincitore dei bandi PRIMA 2018 per il settore “farming systems” – della durata di 36 mesi (dal 1 giugno 2019) che può contare su un finanziamento di 767mila euro.

Il progetto è coordinato dall’Italia attraverso l’Università degli Studi della Tuscia, con la partecipazione dell’Enea e di altre unità di ricerca provenienti dalla Turchia (University of Harran); Tunisia (Center of Biotechnology of Sfax); Algeria (Université Ferhat Abbas Sétif; Centre de Recherche Scientifique et Technique sur les Régions Arides).

Per molti anni la domanda la monocoltura ha soddisfatto le principali derrate alimentari, ma ha anche creato un appiattimento ed una progressiva erosione genetica delle specie coltivate. L’attuale riduzione e deterioramento delle terre coltivabili e delle risorse idriche, l’aumento degli stress ambientali, tra cui temperature estreme e siccità non garantisco più le condizioni ottimali di coltivazione e mettono a rischio le produzioni nei Paesi del bacino del Mediterraneo, nelle cui economie il settore agricolo ha tradizionalmente rivestito un ruolo chiave. Per una produzione sostenibile e rispondente alle sfide in atto e future, colture alimentari di importanza strategica come il frumento duro, servono approcci di miglioramento non convenzionali e il rafforzamento della cooperazione tra diversi Paesi.

«Il progetto Impresa – spiegano i ricercatori – si focalizza sui Wild Wheat Relatives (WWRs), graminacee selvatiche affini ai frumenti coltivati, che, non sottoposti a selezione umana, ma in molti casi naturalmente adattati ad ambienti estremi (spesso in condizioni limitanti di acqua e nutrienti), rappresentano una valida fonte di geni per tolleranza agli stress – biotici e abiotici – da trasferirsi nelle forme coltivate».

Il progetto vuole far uso di questo grande patrimonio naturale, finora poco sfruttato, impiegando o sviluppando ex-novo materiali vegetali nei quali quantità variabili del corredo genetico di diversi WWRs sono trasferite in quello del frumento duro tramite strategie citogenetiche (nonOGM) di “ingegneria cromosomica”, recentemente anche definite di “introgressiomica”, in quanto assistite da tecnologie di genomica e altre scienze “omiche”.

«Di queste combinazioni frumento duro-WWRs – aggiungono i responsabili del progetto – verrà saggiata la capacità di resilienza a stress abiotici, sia in condizioni controllate che di campo (nei vari ambienti pedo-climatici presenti nei Paesi partecipanti al Progetto), per poi trasferire le nuove caratteristiche di resilienza in varietà o linee di frumento duro meglio rispondenti alle esigenze di coltivazione dei vari ambienti».

Quali sono i risultati che si attendono dal progetto? Impresa terrà conto delle esigenze degli utenti finali, agricoltori e aziende sementiere e di trasformazione, a livello regionale-nazionale e transnazionale. Verranno incoraggiati approcci “partecipativi”, implementando nelle attività del Progetto le esperienze locali nella conservazione, utilizzazione e gestione delle risorse genetiche vegetali, ad esempio saggiando i materiali genetici anche in sistemi di “agricoltura conservativa”, diffusi in Algeria e in Turchia e di crescente interesse tra gli operatori cerealicoli dell’Italia meridionale. Il progetto curerà inoltre la formazione di giovani ricercatori per diventare attori ad alto potenziale nel miglioramento genetico, sostenibile e tecnologicamente avanzato, di colture complesse e di primaria importanza come il frumento.

Speciale PROGRAMMA PRIMA

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