Olivicoltura del Mediterraneo più sostenibile. Al via progetto di ricerca internazionale con 2 milioni di euro di budget. Italia protagonista

L'olivicoltura nel tarantino

La produzione mondiale di olio d’oliva si concentra per il 70 per cento nei Paesi della UE, soprattutto in Spagna, Italia, Grecia e Portogallo. Nell’ambito del Mediterraneo, Tunisia e Marocco sono altri importanti produttori. L’area complessivamente interessata è di 7,7 milioni di ettari, rappresentando una componente essenziale della vita socio-economica e culturale, e modellando il paesaggio di queste regioni. Inoltre, l’olio d’oliva è un caposaldo della dieta Mediterranea, patrimonio dell’Unesco.

In questo contesto nasce però l’esigenza di avere oliveti più sostenibili nell’area del Mediterraneo, attraverso ricerca ed innovazione. E’ questo l’obiettivo di Sustainolive – progetto vincitore dei bandi PRIMA 2018 per il settore “farming systems” – della durata di 48 mesi (ha preso il via dal 1 marzo 2019) con un finanziamento di oltre 2 milioni di euro e coordinato dalla Spagna con l’Università di Jaén. Fra le altre unità di ricerca le spagnole Andalusian Institute for Research and Training in Agriculture, Fisheries, Food and Ecological Production (IFAPA); University of Pablo de Olavide; University of Granada; Institute of Agriculture and Food Research and Technology; Alejandro Gallego Barrera S.L.U (TEKIEROVERDE); Denomination of Estepa Origen, CRDOP. ESTEPA. L’Italia è presente con l’Università di Parma; l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’Università di Bologna, oltre all’Aiab, a Coldiretti e Unaprol.

Per il Portogallo University of Évora Esporão, SA Centro de Estudos e Promoção do Azeite do Alentejo. Per la Grecia, Hellenic Agricultural Organization ‘DEMETER’; Agricultural Cooperative of Kalamata; NILEAS Producers Group Company A.C.; per la Tunisia Olive Grove Institute e per il Marocco University of Abdelmalek Essaâdi; Association Tismonine; EL Cooperative Oumnia Bellota.

Il progetto Sustainolive punta ad aumentare la sostenibilità della coltivazione degli oliveti attraverso l’attuazione e la promozione di soluzioni tecnologiche innovative basate su concetti agro-ecologici e sullo scambio di conoscenze e co-creazione tra i vari attori e utilizzatori finali.

Fra le attività in programma, per raggiungere gli obiettivi l’analisi delle condizioni pedoclimatiche, paesaggistiche, socio-economiche e politiche, e dei diversi livelli di conoscenza tecnologica, nei principali Paesi produttori di olio d’oliva del Mediterraneo (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, Tunisia e Marocco). Quindi saranno identificati i servizi ecosistemici che portino ad una migliore resilienza delle coltivazioni e a una maggiore stabilità delle produzioni: uso di comunità vegetali e integrazione di allevamento animale, potature e smaltimento dei residui, fertilizzazione sostenibile, uso dell’acqua e integrazione nel paesaggio.

Poi la valutazione degli impatti lungo tutta la filiera produttiva di una rete di aziende olivicole attraverso la metodologia Life Cycle Assessment (LCA). Infine, l’attuazione delle tecnologie innovative per il riutilizzo di prodotti derivanti dai frantoi per scopi agricoli al fine di ottenere ammendanti sostenibili e per una loro valorizzazione

I risultati attesi dal progetto sono: Sviluppo di sistemi agronomici a basso input, alta produttività e ridotto impatto ambientale. Fornitura di servizi ecosistemici che integrano coltivazione e allevamento per la diversificazione del territorio produttivo

Integrazione delle conoscenze scientifiche e agronomiche con quelle socio-economiche per progettare sistemi produttivi basati su principi agroecologici. Infine l’uso di nuove specie vegetali negli oliveti, adattate all’ambiente Mediterraneo.

Gli impatti principali riguarderanno il miglioramento della fertilità del suolo e il sequestro del carbonio in ambiente agricolo. Aumento della competitività dei produttori di olio d’oliva e sviluppo delle normative del settore con linee guida e interazioni con le parti.